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Orlando e la "morale"


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di MARIO GIORDANO (da "Il Giornale") Perdinci, Leoluca Orlando Ca­scio ci ha attaccato. Ma sì, se l’è presa con noi del Giornale , ha spostato il ciuffo malvissuto e, af­ferrando carta e penna, ha sfoga­to tutta la sua acidità di stomaco. Ci accusa di «vile dossieraggio», «attacco strumentale», «cattivo giornalismo», servilismo, propensione per i giochi di«fango»e nientepopo­dimeno che «macelleria me­diatica ». Del resto, lui s’inten­de della materia. Macelleria mediatica, do you remember Cascio? Santoro, maresciallo Lombardo, mafia, suicidio. Ne riparleremo tra poco. Per intan­to dobbiamo spiegare ai nostri lettori i motivi di questa inconti­nenza verbale, quest’overdose di insulti di cui ci onora regalan­doci la possibilità di entrare nel prestigioso club dei suoi bersa­gli diretti: attaccò Falcone, at­taccò Sciascia, ora attacca il Giornale .

Sa sempre scegliere bene i nemici, il compare Leo­luca. Dunque il motivo per cui Or­lando s’è sforzato addirittura di scrivere una nota, con grave sprezzo del pericolo e della lin­gua italiana, è la pubblicazione di una notizia. Di più: una noti­zia di reato. Chi l’avrebbe det­to? Sembra uno di quei colmi con cui ci si divertiva da bambi­ni: qual è il colmo per un orolo­giaio? Avere una figlia sveglia. Qual è il colmo per una fata? Avere il colpo della strega. Qual è il colmo per il tribuno dei giustizialisti? Indignarsi per una notizia di reato. Quella notizia stava pubblicata ieri in prima pagina sul Giornale (guarda caso: solo sul Giorna­­le ): il padre di Roberto Saviano, lo scrittore paladino della lega­­lità, finisce a processo con l’im­putazione di truffa e corruzio­ne.

La Procura di Santa Maria Capua Vetere lo accusa di aver compilato, in qualità di medi­co, false ricette e prescrizioni fit­tizie a danno dell’Asl. Cioè sot­traendo soldi ai malati e agli onesti cittadini, che magari poi devono aspettare mesi per ave­re una tac («Che ci volete fare? Non ci stanno soldi per la sani­tà... »). Provate a immaginare: se i presunti responsabili della cor­ruzione fossero stati, per dire, due deputati del Pdl, la notizia non sarebbe stata forse divulga­ta con le fanfare? E Orlando e Saviano non ci avrebbero spal­m­ato su ampie dosi di indigna­zione? E allora perché stavolta s’indignano, al contrario, per il fatto che la notizia viene pubbli­cata? Non ci hanno raccontato che bisogna sempre denuncia­re le piccole e grandi Gomorre? Non abbiamo forse anche noi il diritto, come suggerisce sem­pre lo scrittore-eroe, di «spera­re in un'Italia migliore »?E l’Ita­lia migliore non è anche quel­la, per esempio, in cui i medici non rubano i soldi alle Asl? Per carità: che le accuse siano vere come al solito è tutto da dimo­strare.

Ma è singolare che i por­tavoce dei pm sc­ambino all’im­provviso un fascicolo d’inchie­sta per un «vile dossieraggio». Se di «vile dossieraggio» si trat­ta, in effetti, nel caso i responsa­bili sono i magistrati campani. Prego, citofonare Procura. Fra l’altro, dalle Procure di questi tempi abbiamo visto uscire di tutto con grande facili­tà: intercettazioni, verbali, sms. Sono state tirate in ballo persone del tutto estranee e in­nocenti, sono stati pubblicati atti prim’ancora che fossero ve­­rificati, documenti giudiziaria­mente irrilevanti e utili solo al­lo sputtanamento mediatico, sono stati annunciati indagati mesi prima che ricevessero l’avviso di garanzia e mai una volta che i paladini della legali­tà si indignassero per il «fan­go ». Al contrario s’indignano ora, che per il nonno di Gomor­ra s­i sono rigorosamente aspet­tati la conclusione dell’inchie­sta e il conseguente processo. Ripetiamo la parola così maga­ri la capisce anche Cascio: pro­cesso. Do you know , compare Leoluca? Mica sono suggestio­ni, ipotesi, deliri notturni alla Sara Tommasi.

Qui si parla di rinvio a giudizio. E dunque la domanda è una sola: il rinvio a giudizio per corruzione del pa­dre­ di Saviano principe della le­galità, è una notizia oppure no? Capiamo che l’ex democri­stiano, ex retino (per il proto: senza c), ex ragazzo di Paler­mo, ex sindaco di Palermo, in­somma ex, e infatti oggi porta­voce dell’Idv, sia difficile capi­re e dunque anche capire che cos’è una notizia. Del resto lo diceva già Falcone, quando Or­lando cominciò a straparlare: «Se sa qualcosa faccia nomi e cognomi, citi i fatti, altrimenti taccia». Purtroppo, non ascol­tò mai il consiglio. Ha continua­to a parlare a vanvera. Pericolo­samente.

Come nel ’95, duran­te quella tragica trasmissione di Santoro, quando attaccò in diretta e senza diritto di replica il maresciallo Antonio Lombar­do, accusandolo di essere al servizio dei mafiosi. Il carabi­niere si tolse la vita pochi giorni dopo, lasciando scritto: «Mi so­n­o ucciso per non dare la soddi­sfazione a chi di competenza di farmi ammazzare e farmi passare per venduto». E don Le­oluca, con quest’ombra sulle spalle, ha ancora il coraggio di parlare di «attacchi strumenta­li »? Lui, che infamò senza pro­ve, osa definire «fango» la noti­zia verificata di un processo? Possibile? E se dare conto di un processo è «macelleria media­tica », allora la vita dell’Orlando furioso che cos’è? Un mattato­io? Una carneficina?


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