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Il professore e la crisi

"Vi spiego il tiranno Gheddafi
e dove andrà la Libia"


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, Cronaca
Cosa sta succedendo in Libia in queste ore? Come si spiega l’ondata rivoluzionaria che ha investito il Nord Africa e il Medio Oriente? Per fare chiarezza, chiediamo il parere ad uno degli esperti di cultura araba, il professor Sami Aldeeb Abu-Sahlieh. Palestinese di origine, è scrittore e insegna Diritto Arabo e Musulmano nelle università di mezza Europa, particolarmente conosciuto e apprezzato dagli studenti della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, dove da qualche anno svolge un partecipatissimo corso.

“Gheddafi è ogni giorno sempre più solo – dice il professor Aldeeb – continua a perdere il sostegno dei suoi collaboratori e amici anche nei paesi occidentali. Addirittura gran parte dell’esercito si sta rifiutando di obbedire ai suoi folli ordini, e per bombardare i civili che manifestano, si sta circondando di mercenari senza scrupoli provenienti da altri paesi, che paga circa 1.000 dollari al giorno.” Il professore non ha dubbi sulle cause della rivolta popolare:

“Le ragione della ribellione è una ed una soltanto, ed è la stessa che ha innescato la miccia in Tunisia ed in Egitto. Si tratta dell’esistenza di un potere che non ammette alternative, concentrato nelle mani di tiranni che non intendono abbandonare il trono solo per poter continuare a derubare il più possibile la povera gente. L’impoverimento è inversamente proporzionale all’arricchimento dei pochi, l’esasperazione ha avuto il sopravvento ”. Verrebbe da chiedersi il perché solo adesso il popolo abbia smesso di tollerare questi regimi pluridecennali, Ben Alì per esempio è stato presidente della Tunisia per 23 anni, Mubarak ha retto il potere per 30, e lo stesso per Gheddafi. “C’era bisogno di un segnale. Il primo passo l’ha fatto la Tunisia, e visti risultati ottenuti, il popolo ha preso coraggio e si è messo in gioco. È avvenuto una sorta di contagio con effetto domino, un’epidemia che si è diffusa e probabilmente continuerà a diffondersi”.

“Questi tiranni e le loro famiglie saranno perseguitati per tutta la vita. A niente varranno l’appoggio dei grandi Stati come l’America o l’Italia durante il periodo del potere, adesso nessuna nazione sarà disposta a dar loro asilo, nessuno Stato vorrà accogliere questi criminali macchiatisi di delitti contro l’umanità. Sono dei soli in fondo, come pecore smarrite. Però fino a quel momento, uno come Gheddafi non si arrenderà mai, quello che ha detto nel video diffuso ieri nel mondo è tutto vero, mai accetterebbe di finire il resto dei suoi giorni in una prigione, è più probabile che si uccida e tale sarà sicuramente l’epilogo di questa storia. È in fondo il problema dei nostri Capi di Stato, quelli dei Paesi di cultura araba intendo (ma non solo), non sanno scendere dalla poltrona quando la situazione lo impone o non sanno addirittura più come farlo. Mi creda, a me fa veramente male al cuore, nonostante non provi alcuna simpatia per questi individui, vederli impiccati come Saddam Hussein. Che senso ha passare la propria vita da miliardari per poi finire come reietti, a fuggire dalla propria terra o a sperare nella magnanimità della popolazione?”.

È interessante lo spunto offerto dal professore Aldeeb di una democrazia vista non tanto come migliore dei sistemi possibili, ma mezzo per evitare le umiliazioni del tiranno sconfitto. Un popolo abbandonato quello libico, nella concezione di Sami Aldeeb, abbandonato in primo luogo da tutte le superpotenze mondiali, che nonostante i proclami, si stanno limitando ad una solidarietà di facciata. Cautela dettata dell’esito ignoto dei moti insurrezionali, Un appoggio attivo nei confronti dei rivoltosi pregiudicherebbe infatti ogni legame futuro con il leader libico. “La prova è che nessun governo fino ad ora si è mosso attivamente per proibire i bombardamenti aerei sulla folla, come avvenne invece in Iraq ai tempi di Saddam Hussein”. Il forte legame tra l’Italia e la Libia non è certo un mistero, si iniziò a tesserlo per volontà di Prodi e D’Alema ma è con il governo Berlusconi che si è saldato. Del 2008 infatti il “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione”, firmato dal nostro paese, in forza del quale veniva definitivamente chiuso l’antico contenzioso con la Libia. L’ascia di guerra dell’odio anti-italiano, sepolta con un risarcimento, per i danni causati dal colonialismo, di 5 miliardi di dollari in 25 anni, sotto forma di investimenti in progetti di infrastrutture, borse di studio, pensioni per i mutilati di guerra e ricostruzioni di case. La Libia è diventata così il nostro primo fornitore di petrolio e il quarto di gas, e per questo spostamento dell’asse economica al centro del mediterraneo, l’Italia è stata costretta a fare buon viso alle continue provocazioni di un dittatore folcloristico e pagliaccesco quanto sanguinario. Nonostante tutto alla fine, sarà proprio l’Italia la prima a pagare le conseguenze della rivoluzione: da giorni diminuisce progressivamente il flusso di metano libico e l’ENI si è trovata costretta a chiudere il gasdotto Greenstream. E poi c’è l’immigrazione, il trattato del 2008 provvedeva anche a quello, adesso il ministro Frattini disegna scenari da incubo con più di 300.000 probabili fuggiaschi che sbarcheranno nei prossimi giorni sulle coste italiane.

Ma il quesito più importante, su cui si interrogano da giorni i massimi studiosi della materia è quello dei possibili scenari che si aprirebbero per un “dopo- Gheddafi”, ammesso che ci sia un dopo. “C’è il rischio concreto di un ritorno all’estremismo islamico, è solo una delle tante possibilità, attenzione, però il problema sta proprio nel sistema educativo dei paesi musulmani. Si tratta di un sistema che ha indottrinato la gente da piccola, fin dalle scuole e nelle università, all’assoluta bontà del sistema teocratico islamico. Ci sono certamente sostenitori di un governo ispirato alle democrazie occidentali, ma sono una minoranza. Sarebbe più auspicabile una preparazione preventiva che costruisca le fondamenta per un sistema moderno e laico. Non si sa cosa deciderà alla fine il popolo, ma se alla fine andrà come temo, i martiri caduti nelle piazze saranno morti per nulla".


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