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Il ricordo di Turi Lombardo

"Nel deserto con Gheddafi
che voleva una banca in Sicilia"


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Il rapporto tra il dittatore di Tripoli e la Sicilia non passò solo dai  missili su Lampedusa. Anche nei lontani anni 80 ci fu un tempo in cui Muammar Gheddafi, oggi abbarbicato all'ultimo baluardo del suo quarantennale potere sul quale l'insurrezione popolare vuol porre la parola fine, manifestò interesse e vicinanza alla Sicilia, auspicando un rapporto privilegiato tra l'Isola e la Jamāhīriyya. Lo racconta a livesicilia Turi Lombardo, all'epoca dei fatti esponente di primo piano del Partito socialista nell'Isola, assessore regionale alla Cooperazione nel governo guidato da Rino Nicolosi. “Fu proprio Nicolosi a chiamarmi – ricorda Lombardo – annunciandomi che da lì a 48 ore saremmo partiti per la Libia. Era un viaggio segretissimo, ci fu detto di non dire nemmeno alle mogli dove stavamo andando. C'erano ragioni di sicurezza e di diplomazia internazionale che lo imponevano”.

La missione siciliana è guidata da Nicolosi e, oltre a Lombardo, annovera anche un ristrettissimo numero di consulenti del presidente della Regione. “Arrivati a Tripoli apprendemmo che l'incontro ci sarebbe stato nel centro
della Libia. Rimanemmo una notte in albergo, nella capitale, aspettando l'indomani. Quando, con una certa sorpresa, fummo fatti salire su un aereo militare libico”. A bordo del velivolo, i siciliani atterrano nel bel mezzo del nulla. “Scendemmo a terra nel deserto. E quando uscimmo dall'aereo trovammo una temperatura di 50 gradi – ricorda Turi Lombardo -. Ci accolsero dei signori dal tipico abbigliamento locale, Nicolosi mi spiegò che erano ministri. In macchina superammo una imponente recinzione e arrivammo alla tenda. E lì, ad attenderci c'era Gheddafi. Il nostro accompagnatore ci spiegò che era un grande onore che ci ricevesse, perché normalmente prima si facevano arrivare gli ospiti e poi si presentava il colonnello”. Nel corso dell'incontro Gheddafi parlò molto. “Disse che voleva stabilire un rapporto particolare con la Sicilia, parlò anche della possibilità di investimenti libici e della creazione di una banca in Sicilia”. Un divertente fuori programma si verificò al termine dell'incontro.

“Al momento di lasciare la tenda, mi rivolsi a Nicolosi, scherzando, e usai un'espressione dialettale palermitana: 'Rino, vasàmuni ca un ci fu niente'. Ma lì traducevano tutto, anche i nostri respiri. Lo dissero a Gheddafi e il colonnello mi abbracciò. Poi abbracciò Nicolosi e lo baciò. La scena fu ripresa dalla tv libica e trasmessa nei telegiornali e l'entourage di Gheddafi a quel punto ci tenne in gran considerazione”. Lombardo, tra le cui competenze c'era la pesca, affrontò in quell'occasione il delicato tema con il ministro libico competente: “Sbloccammo un'annosa questione – ricorda – permettendo ai nostri pescherecci di pescare nel Golfo della Sirte. Io dissi al ministro: nel vostro mare il pesce muore di vecchiaia, da noi si pesca già quand'è neonato. Mettiamo insieme il vostro pesce e i nostri pescatori. Così fu”.



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