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L'anniversario di Fragalà

Cronache della barbarie


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, Cronaca
Un anno fa, di questi tempi, Palermo era ancora inconsapevole dell'orrore. Consumava aperitivi in una pigrissima quasi primavera. Appena qualche giorno e sarebbe cambiato tutto, con l'aggressione all'avvocato Enzo Fragalà. Una belluina cascata di bastonate, l'agonia al Civico, la morte. L'inchiesta, nel frattempo, non è approdata a nulla. Ma non è nemmeno questo che ferisce e registra il cambiamento epocale. La svolta purulenta e disgraziata è altrove. Hanno ammazzato un uomo pubblico, a due passi dal Palazzo di giustizia, con modalità orrende. E stavolta abbiamo fatto in fretta a dimenticare. La foto di Enzo Fragalà oggi è sbiadita. Lo commemoreremo in omaggio alla formalità dei riti che ben conosciamo, senza un briciolo di indignazione, senza un pizzico di bisogno di consapevolezza.

Abbiamo oltrepassato un confine, nel febbraio scorso. Abbiamo toccato il culmine dell'apatia e dell'indifferenza. La pelle sensibile dei palermitani, l'anima che sapeva incendiarsi di rabbia civile, si è ricoperta di squame. Non sarà facile toglierle. I morti ammazzati hanno segnato il cammino della nostra giovane civiltà. Ma, al loro cospetto, la voce collettiva si è affievolita. Anni fa, per un accadimento del genere, avremmo preteso la verità ancora un po', prima di arrenderci. Avremmo chiesto giustizia, prima di ritirarci nelle nostre case. Stavolta, no. Il cigolio delle finestre che si chiudono si è udito velocemente. Non abbiamo nemmeno atteso un anno per precipitarci nella pozza dell'abulia. Calma e sepolcrale silenzio, come ha detto tante volte la figlia Marzia. Enzo Fragalà, chi era costui?

Quello che accade ha una spiegazione. Palermo ha smesso da tempo di essere una città, non è più la comunità di tutti e in qualche caso felice lo è stata. Cattiva amministrazione, collaterale sfascio ci hanno condotto sulla strada dello straniamento. Palermo è un non luogo, è un pianeta ostile, è una valle della morte, puzzolente e sporca, da attraversare muniti di circospezione e preghiere, prima dell'agognato ritorno a casa, quando accenderemo il televisore o il pc, per viaggiare in un altro mondo, più colorato. Vagando nelle vertiginose altezze della consolazione virtuale, si fa presto a cancellare per illusione il passaggio desolato e fisico che si staglia davanti agli occhi. Nulla ci interessa più di ciò che esiste davvero. E se ammazzano qualcuno come Enzo Fragalà, nel modo in cui l'hanno ammazzato, distogliamo lo sguardo. La città con le sue persone vive non c'è più. L'abbiamo volentieri abbandonata alla cronaca quotidiana della sua barbarie.


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