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Lo speciale domenicale

Lettera alle donne
della nostra vita


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, Cronaca
E' il momento di scrivere una lettera d'amore. Come si fa a scegliere? Io ho seguito un criterio crudele: ho escluso le donne vive della mia vita. Per scaramanzia. Mi hanno insegnato che le parole servono soprattutto la Memoria. E non voglio correre il rischio che la Memoria si senta autorizzata dalle parole. Non voglio che telefoni al Distacco, suo fratello di sangue, per chiedergli di agire di conseguenza.

La donna della mia vita aveva un rapporto di parentela preciso con me. Però non importa. Decise di amarmi dal primo momento, solo perché io ero io. Diceva un poeta di cui non ricordo nemmeno un lineamento del viso: “Non amerei nessuno come me, soltanto perché è come me”. Eppure, lei mi amò. E io tentai di ricambiare, per esempio, mangiando. La donna di cui racconto aveva fatto la guerra. Era felice solo se mangiavo molto, dissipando nel suo cuore gli stenti e le antiche immagini della carestia. La accontentai. Fu uno scambio tutto sommato soddisfacente. La domenica mattina, al risveglio, lei mi faceva trovare quattro arancine al burro del Bar Alba. Un conto rapido? Le calorie del Paradiso moltiplicate per quattro.

In seguito il legame si arricchì. Io cominciai a tifare,a soffrire di calcio. Lei pure, perché voleva stare con me, parlare lo stesso linguaggio. Imparò come una posta di rosario i giocatori di pallone, fino alla serie C. Li conservò intatti nella sua mente, anche dopo l'ottantesimo compleanno. Ci sono stati altri pezzi di questo grande amore. Che strano, rammento soprattutto le arancine e il pallone. Ma c'è stato altro.

La casa della donna della mia vita aveva una luce studiata, come in un quadro di Caravaggio. Il chiarore rimbalzava dalla finestra sul tavolino di un salotto dei primi del Novecento. Si disperdeva in pulviscolo, toccando gli oggetti e rendendoli magici. Camminare in quell'aria d'oro era l'apice della gioia della mia adolescenza. Il mondo del salotto, accarezzato dal sole, si riempiva di fate che non sono tornate mai più. Avevo quattordici anni.

E adesso, alla soglia dei quaranta, sono qua a scrivere una lettera, indirizzo ignoto. So appena che l'amore non è stato perduto. So che è intatto da qualche parte. So che lo ritroverò.
La donna della mia vita se n'è andata, addormentandosi nel sonno e reclinata sul fianco, come aveva chiesto a Gesù bambino. Tengo una sua foto sulla mia scrivania. Lei mi guarda e sorride. Mi ama ancora.


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