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L'ambulante morto a Palermo

Il giorno di Noureddine
Preghiere e cori di rabbia


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, Cronaca
Il silenzio che ieri mattina ha circondato la morte di Noureddine Adnnane, il venditore ambulante di 28 anni che si è dato fuoco di fronte al sequestro della sua merce, è culminato nella rabbia di chi, nel pomeriggio, ha pregato, protestato, chiesto aiuto e giustizia per le strade del centro storico di Palermo.
Davanti al centro ustioni si è subito radunata la comunità marocchina. A sostegno di un padre, avvolto nella sua djellaba marrone, e del suo pianto senza lacrime. La perdita di un figlio, o "un amico, un fratello" come lo ha chiamato nei suoi lamenti, interrotti dalle telefonate e gli abbracci delle persone a lui più vicine. Un dolore che la comunità marocchina ha vissuto tutto sulla sua pelle, con la sua presenza costante, al centro ustioni dove Adnane è stato ricoverato in fin di vita più di una settimana fa.

Adnane lavorava per portare in Italia sua moglie di vent'anni e la sua bambina di due e mezzo. "Dovevano volare in sicilia all'una e mezzo, ma non partiranno" ha spiegato Chouai Mustapha, rappresentante Cisl e amico della famiglia. Amici e parenti si erano mobilitati per chiedere alla Prefettura il permesso per far venire la moglie e la figlia di Adnane. Perchè lo vedessero il prima possibile date le condizioni in cui versava, gravissime, fino al peggioramento cardiaco e respiratorio che lo ha portato alla morte ieri mattina, alle undici in punto.

"Un dolore per l'intera città" lo ha definito Renato Schifani, presidente della camera del Senato, presente anche lui. "Chi è deputato al rispetto delle leggi lo deve fare con buonsenso. Le responsabilità giuridiche spettano alla magistratura” ha detto. "Il sindaco di Palermo compia una rigorosa indagine amministrativa, sia pur nel rispetto della polizia municipale, e lo faccia con buon senso ed evitando lungaggini burocratiche” ha aggiunto poi davanti ai giornalisti, dopo aver incontrato i parenti del giovane e alcuni rappresentanti della comunità marocchina. Altri lo hanno poi fermato, prima che se ne andasse. "Quando si chiede il permesso per l'occupazione del suolo pubblico, non arriva risposta. Quando ci sono problemi invece arrivano subito" ha detto al senatore uno marocchino. "Siamo umani" qualcuno ha aggiunto più indietro. È intervenuto anche Zaher Darwish, responsabile provinciale Cgil per l'immigrazione: "Da otto anni chiediamo all'amministrazione di parlare dei problemi di questa città, chiediamo di studiarli" ha precisato al senatore.

"Ci sono elementi da chiarire, ma abbiamo tutti fiducia nella Procura. Da quattro anni sono qui e ho sempre trovato la collaborazione delle istituzioni" ha spiegato invece il console marocchino Youssef Balla. Il consolato pagherà il trasoporto della salma in Marocco, mentre il Comune pagherà il biglietto a quattro dei sei familiari che partiranno per assistere ai funerali,  nei pressi di Casablanca.

Il dolore è esploso in corteo ieri pomeriggio, di fronte al teatro Politeama. Sono state le donne, le prime a gridare, e lo hanno fatto pregando. Tra le mani, le foto che ritraevano il volto di Adnane, sotto una scritta: "Basta repressione, libertà di vendita a tutti gli ambulanti". "Dio è grande", "Siamo disperati", hanno pregato in arabo, indicando il cielo. Un coro a cui poi si sono aggiunti anche gli uomini. "Basta essere razzisti, basta! Siamo umani, siamo stanchi! Siamo qua per l'anima di Noureddine. Io sono collaboratrice domestica, sono una donna, ma voglio dire basta! Siamo sottomessi, ma lavoriamo come voi. Venite a controllarci, ma fate gli onesti, vogliamo essere umani come voi". E' finita in un applauso della folla che l'ha circondata, l'eco delle parole di Sory Assia, 42 anni, da undici in Italia, vicina di casa di Adnane.

Tante le associazioni e i movimenti politici che hanno parteicpato al corteo. Cgil, Cobas, Forum Antirazzista, Socialisti Rivoluzionari, Arci, Laici Comboniani, Diversa-mente Insieme, Comitato di difesa, Coordinamento Anarchico Palermo, Assemblea Autonoma Palermitana, Sinistra Popolare, Rifondazione Comunista, Un'altra Storia, Sinistra Ecologia e Libertà, Idv.

"Giustizia", "Dignità per tutti" ma anche "Vergogna" e "Assassini", hanno urlato dal corteo.Un corteo in silenzio solo due minuti, due minuti per Adnane, in Piazza Verdi, dopo il grido "Dio è grande". E poi le denunce della comunità marocchina e delle associazioni. "C'è stato Noureddine, domani ci saranno altri Noureddine".

Anche Kaled, cugino di Adnane ha preso la parola: "Aveva tutto in regola, voleva solo guadagnarsi il pane, ma non ne poteva più (dei controlli). Non è giusto". "Aveva chiamato mio zio e mio padre prima di darsi fuoco. Chi ha assistito alla scena mi ha raccontato che i vigili non hanno fatto niente per salvarlo. Sono dovuti intervenire suo padre e suo zio, fino a che non è arrivata l'ambulanza".


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