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Parla la professoressa condannata

"La scuola è cambiata
E io mi sento ferita"


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giuseppa valido, punizione, scuola, Cronaca
"Non mi faccia commentare la sentenza, non dico nulla". No, professoressa, non è necessario. Ci racconti della scuola, del suo lavoro, delle sue idee. E Giuseppa Valido parla. Parla a prescindere dalla storia che l'ha coinvolta e ferita fino al midollo, fino alle più intime convinzioni.  La vicenda di una prof condannata per una punizione impartita a un alunno, con un doppiofondo che narra una morale diversa dalla superficie. "Mi sono laureata nel '73 - rammenta la prof - e ho cominciato subito a insegnare. Non ho mai abbandonato il banco, in un certo senso. La scuola è molto cambiata rispetto agli inizi. A scuola non si cresce più, il messaggio che passa è terribile, diseducativo. L'istruzione non conta. Il valore dello studio e della maturazione è relativo. Tutto e relativo".

La prof parla al telefono. Si sfoga, senza soluzione di continuità. Non una pausa, non un sospiro, non un colpo di tosse. Butta il cuore oltre la cornetta: "E' colpa anche dei genitori. Parlo in generale, per carità. Prima erano alleati dei docenti. Ora posteggiano i figli a scuola, per non averli tra i piedi. E io invito i ragazzi: discutete con i vostri genitori. E l'ho detto pure ai papà e alla mamme: state con i vostri figli. La risposta è un muro d'incomprensione. 'Io non ci pozzu cummattiri', quante volte ho sentito questa frase".

"Vuole sapere come sto? Sto male. Sono ferita e addolorata, aggiungo solo questo. Non me l'aspettavo. Confermo la ricostruzione dell'accaduto. Nessuno dice che una settimana prima era successo un altro episodio analogo, gravissimo. Qual è la funzione di una professoressa allora? Dovevo andare oltre, facendo finta di niente? Io non ho mai inteso il mio ruolo come potere e come comando. Ho svolto un servizio. Il mio compito era chiaro: sostenere i ragazzi nella crescita, sviluppando il loro spirito critico. Sono addolorata, sì. La scuola oggi non serve più. Arrivederci".

Arrivederci prof. Scuola, addio?


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