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Parla il procuratore Messineo

"Nessuna valutazione
nel merito delle accuse"


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cuffaro, messineo, procura, Cronaca
"La sentenza di oggi non ha affermato che la condotta dell'imputato fosse lecita, ma ha stabilito che Cuffaro è già stato processato per i medesimi fatti, peraltro ritenuti illeciti da un verdetto ormai definitivo". Premesso che non è sua abitudine "commentare le sentenze" e che non comincerà ora a farlo, il procuratore di Palermo Francesco Messineo, sentito dall'ANSA, ha precisato che il verdetto del gup, che ha prosciolto l'ex governatore siciliano dall'accusa di concorso in associazione mafiosa per ne bis in idem, non è un giudizio di merito, ma soltanto la dichiarazione di una "preclusione processuale". Un concetto che la Procura di Palermo tiene a ribadire. La sentenza che ha stabilito il non doversi procedere nei confronti del politico perché già giudicato con verdetto definitivo per gli stessi fatti, seppure qualificati in altro modo, dunque, non é entrata nel merito delle condotte contestate a Cuffaro.

Il giudice, insomma, si è limitato a prendere atto che il materiale finito nel processo per concorso in associazione mafiosa, conclusosi oggi, è lo stesso per cui altri giudici, con in testa la Cassazione, hanno condannato l'ex presidente a 7 anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. "Nessuno può dire - ci tiene a precisare il capo della Procura di Palermo - cosa sarebbe accaduto se nel primo processo (quello del favoreggiamento ndr) si fosse deciso, come inizialmente prospettato, di contestare all'imputato il reato più grave, quello cioé di concorso in associazione mafiosa". "Ci sarebbe stata una condanna se si fosse scelta quella strada? - si chiede Messineo - A questa domanda non potremo rispondere. Quel che è certo, però, è che non si sarebbero fatti due processi".

"Quello di oggi - prosegue Messineo - è dunque un dispositivo meramente processuale. E c'é di più: il gup non ha fatto alcuna valutazione di merito sui fatti nuovi contestati a Cuffaro e finiti nel processo per concorso in associazione mafiosa". Insomma, vuol dire il capo dei pm, il giudice avrebbe potuto esprimersi nel merito, anche con un'assoluzione, sulle condotte nuove oggetto del secondo giudizio. E invece evidentemente si è limitato a una valutazione globale ritenendo l'intera vicenda già valutata processualmente con sentenza di condanna".


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