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Mafia, il processo sulle stragi del '93

Conso: "Nessun patto con la mafia,
pentito della gestione del 41 bis"


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41 bis, giovanni conso, mafia, stragi '93, Cronaca
"Di intese con la mafia non ne so nulla assolutamente, io vivevo nel mio bunker. Sentirmi sospettato non dico di sbagli nel mio ruolo di ministro della Giustizia, che ci possono esser stati, ma dire che io possa aver avuto vicinanza con la mafia, non esiste nemmeno lontanamente e mi offende". E' la difesa di Giovanni Conso (nella foto), ex Guardasigilli dei governi Amato e Ciampi (febbraio ‘93-aprile ‘94), all'accusa relativa ai provvedimenti di 41 bis non rinnovati per centinaia di boss durante il suo mandato. Conso ha testimoniato al processo sulle stragi del 1993 in corso a Firenze che vede come unico imputato Francesco Tagliavia.

"Anche di fronte al numero notevole di detenuti suscettibili di essere sottoposti al 41 bis, le prassi erano tante – spiega Conso - bisognava andare con cautela, non sciabolare decreti, che andavano motivati, mi son trovato a gestire i rinnovi dei decreti sul 41 bis in scadenza su delibere prese da altri". "Mi sono accorto - ha poi aggiunto sullo stesso argomento - che dopo aver ritirato le deleghe al Dipartimento di amministrazione penitenziaria ed essermi messo ad esercitare in proprio il potere di emettere i decreti sul 41 bis, mi sono pentito, me ne sono un po' rammaricato. Perché è più pratico che se ne occupi il Dap. Invece così si rischia di creare tensione tra il personale, come tra gli agenti di custodia; era un momento di grande emergenza".

Conso succedette al dicastero della Giustizia a Claudio Martelli e ha precisato: "Il mio predecessore delegava il capo del dipartimento di amministrazione penitenziaria di infliggere il 41 bis". Quando nell'autunno del '93, maturò la sostituzione di Nicolò Amato al vertice del Dap, dovendo avere un incarico a Strasburgo, Conso ritirò le deleghe sul 41 bis. La difesa dell'imputato Francesco Tagliavia ha chiesto di mettere agli atti l'atto che riunisce le mancate proroghe di 41 bis del novembre '93 firmato da Conso come ministro. Giovanni Conso è entrato in aula intorno alle 12.45 ed ha voluto "ringraziare per la delicatezza" il presidente della corte di assise che ha spostato il suo intervento alla fine.


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