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La rottura tra Condorelli e Sud

All'armi, il direttore è fascista!


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antonio condorelli, boffo, sud
Antonio Condorelli, storico direttore di Sud, rompe con la testata. E infuria una polemica che farà parlare molto. Prima l'ex direttore: “Comunico ai lettori e agli amici di ‘Sud’ che si è conclusa la mia direzione del free press di giornalismo investigativo nato lo scorso settembre 2010. E’ venuto a mancare definitivamente il rapporto di fiducia nei confronti degli editori. Una testata giornalistica d’inchiesta – sottolinea Condorelli – non può diventare simbolo e strumento di associazioni o politicanti che si ripropongono azioni politiche ‘collaterali’ allo stesso giornale”. Oggi l'editore risponde con una sterminata filippica che indica altre ragioni.

Qualche passaggio: "Avremmo voluto non dover scrivere questa nota, ma la mistificazione della verità abusata da Condorelli ci impone questa scelta, mentre stiamo in queste ore valutando l’opportunità di tutelarci per i danni subiti. Abbiamo riflettuto a lungo, ed alla fine ha prevalso la scelta di rendere trasparente anche questo momento così difficile, per quanto ancora non ci sentiamo riavuti dalla grave violazione della nostra buonafede. Condorelli, infatti, è stato allontanato in quanto è emerso un dato, a noi tutti completamente ignoto, che abbiamo ritenuto di insuperabile incompatibilità con la cultura e la storia di vita degli editori. Abbiamo esitato a parlarne tuttavia proprio a tutela del Condorelli, convinti come siamo che anche a chi sbaglia occorra offrire sempre una via d’uscita che non lo umili, e nondimeno proprio Condorelli ha inteso perseverare nell’inganno così costringendoci a dire e a far conoscere ogni cosa".

Di che si tratta? "Circa 10 giorni addietro, in modo del tutto casuale, abbiamo appreso che Antonio Condorelli appena nel 2006 è stato eletto segretario nazionale della Gioventù Nazionale, il movimento giovanile della Fiamma Tricolore, forza politica di estrema destra. Ad un primo sconcerto, per essere stati tenuti all’oscuro della rilevantissima circostanza, abbiamo voluto far seguire l’accertamento diretto della notizia. Verificavamo, quindi, che il Condorelli era stato eletto segretario nazionale il 29 gennaio del 2006 al secondo Congresso della Gioventù Nazionale; a quel Congresso erano presenti gli esponenti di punta del movimento dell’estrema destra ed addirittura veniva presieduto da un ex componente della fascista Repubblica di Salò. Abbiamo ancora letto documenti che danno atto dell’attività estremistica compiuta dal Condorelli quale primo rappresentante di quel movimento, con tanto di bandiere nere, saluti romani e posizioni francamente inconcepibili per una sana cultura liberale e democratica. Abbiamo, increduli, constatato che il Condorelli si rivolgeva ai suoi colleghi di partito chiamandoli “Cari camerati” e concludendo con la frase “Abbiamo la fiamma nel cuore”.

Segue una lunghissima spiegazione. E i lettori? Scettici, per la verità. Un commento su tutti: "Scusate ma cacciare un direttore solo per aver militato in un partito di destra, cosa peraltro nota e notoria a tutti visto anche che Condorelli padre è stato per anni segretario di quel partito a Ct, non è fascismo al contrario? E poi cosa c’entra questo con il lavoro che Antonio svolgeva? Questi moralismi nascondono verità ben più gravi e si tratta di quella macchina del fango di cui parla Saviano. Complimenti agli inventori del “metodo Boffo” in salsa sicula".

Lo stesso ex direttore replica in un commento: "Voi sapete tutto di me. Tutti a Catania mi conoscono dall’estrema sinistra all’estrema destra. Orgoglioso dei miei vent’anni, delle battaglie studentesche e universitarie. Delle notti trascorse ad affiggere manifesti e a fare militanza. Degli insegnamenti di lealtà di mio padre. Politica a destra per ideali, mai razzismo o odio, mai un euro o un incarico istituzionale retribuito. Parlavo di lotta al sistema. Dal 2006, quando ho iniziato a scrivere, ho mollato Fiamma e vecchi “amici”. E’ iniziata la splendida pagina dell’informazione con la stessa passione. Da giornalista raccontando la realtà mi sono trovato al fianco di comunisti e di fascisti. A parlare sono stati e saranno sempre i fatti. Sarebbe sin troppo facile ricostruire incarichi e ambiguità politiche di altri personaggi. Non sono rosso né nero, né viola, né sbiadito. Orgogliosamente non sono democristiano. Sono giornalista: è questa la vera lotta contro il Sistema. La lotta va avanti".


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