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L'assessore comunale di Ragusa

E' accusato di falso in autenticazione
Chiesto il rinvio a giudizio per Calvo


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E' accusato di avere falsificato le firme di ottantotto persone per presentare la lista del suo partito alle elezioni provinciali del 2007 nella circoscrizione di Modica.

Per Gino Calvo, assessore comunale di Ragusa con varie deleghe tra cui cooperazione internazionale e servizi al cittadino, il procuratore di Modica Francesco Puleio ha chiesto il rinvio a giudizio per il reato elettorale di falsità in autenticazione delle sottoscrizioni di liste di elettori.

Calvo, originario di Comiso e segretario provinciale del Partito Repubblicano Italiano, è accusato di falsità in autenticazione delle sottoscrizioni di liste di elettori continuata, in quanto 88 delle firme apposte sulla lista incriminata non sono state riconosciute come proprie dai sottoscrittori. La lista fu presentata alle ultime amministrative del 13 e 14 maggio 2007 a Modica per il rinnovo del consiglio provinciale, ma non venne ammessa dai competenti uffici comunali alla competizione elettorale perché presentata fuori tempo massimo.

L'Italia dei Valori, attraverso il vice coordinatore regionale giovanile Vito LaTerra, chiede la testa dell'assessore: “ Sicuramente non sta a noi giudicare né il politico né tantomeno la persona, ma l’assessore Calvo ci dia prova di estrema trasparenza e rispetto delle Istituzioni rassegnando le proprie dimissioni e collaborando sin da subito con gli inquirenti affinché sia fatta piena luce sull’intera vicenda”.

Anche il Pd ragusano, intervenendo sulla richiesta della Procura, ha chiesto un passo indietro: “L'assessore Calvo si trova in una posizione quantomeno scomoda, e per il bene della città sarebbe opportuno che rimettesse il suo mandato. Nel caso non lo facesse, riteniamo che il sindaco Di pasquale abbia l’obbligo morale di sostituire un assessore rinviato a giudizio per dare chiarezza e trasparenza al suo operato politico”.

L'assessore ragusano ha diramato un comunicato stampa: “Sono assolutamente sereno e mi difenderò nelle sedi opportune. Adesso mi limito a sottolineare che è quanto meno strano che un cittadino debba apprendere dalla stampa di essere destinatario di una richiesta di rinvio a giudizio prima di qualsiasi notifica da parte delle autorità preposte e che mi riservo di denunciare gli autori e gli editori che hanno usato titoli fuorvianti per dare maggiore risonanza alla notizia”.


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