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Il blitz a Taormina

Immigrazione clandestina, tre arresti


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arresti, clandestini, Cronaca
Agenti del commissariato di Taormina hanno arrestato tre persone: due italiani e due cittadini del Bangladesh accusati di associazione a delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina, falso materiale e ideologico e truffa. Nell'ambito della stessa inchiesta la Procura di Messina ha indagato altre 18 persone. La polizia ritiene di avere sgominato un'organizzazione criminale che riusciva a far arrivare dal Bangladesh degli stranieri in Italia consegnando loro, in cambio di una cifra che oscillava tra i 10 e i 12 mila euro, documenti che gli permettavano di ottenere permessi di soggiorno.

Gli indagati, secondo l'accusa, contattavano i bengalesi nel loro Paese o tramite loro parenti a Roma, Messina, Catania, Ragusa, ed Enna e gli fornivano attestazioni false o richieste di assunzioni anche vere ma non retribuite. L'indagine e' nata dall'esame dei documenti di alcuni cittadini del Bangladesh da parte della polizia di Taormina: gli investigatori hanno scoperto che in diversi casi il datore di lavoro indicato era sempre lo stesso un italiano nullatenente. L'avvio dell'inchiesta, che si è avvalsa di intercettazioni telefoniche, ha permesso alla polizia di ricostruire i vari passaggi e i collegamenti all'interno dell'organizzazione.

Gli arrestati dalla polizia a Taormina (Me), con l'accusa di avere consentito l'ingresso in Italia di cittadini extracomunitari attraverso la simulazione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, sono il cittadino del Bangladesh, Zakir Mohammad, 32 anni, Angelo Oliveri, 63, Maria Carnabuci, 69. Una quarta persone originaria del Bangladesh, raggiunta da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, è irreperibile. L'indagine della polizia è iniziata dopo che uno straniero, appena giunto in Italia, aveva firmato una serie di documenti, indicando come datore di lavoro Oliveri per un rapporto che secondo l'accusa era inesistente. Sempre analizzando i documenti presentati da un altro straniero, gli agenti hanno trovato un'assunzione a tempo indeterminato di un cittadino bengalese che indicava come datrice di lavoro Carnabuci. Ulteriori indagini hanno fatto scoprire poi una rete di cittadini bengalesi, residenti nel comprensorio di Taormina ed a Catania, che svolgevano attività di mediazione per consentire l'ingresso in Italia di propri connazionali, tra questi Zakir. Secondo la ricostruzione della polizia, i cittadini bengalesi, dopo avere contattato i connazionali ed avere appreso di un interesse per venire in Italia, individuavano una persona che attestasse fittiziamente la loro attività lavorativa e chiedevano tra i 10 ed i 12 mila euro. Una parte dei soldi andava al datore di lavoro che attestava, con una propria dichiarazione, attività lavorative inesistenti.


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