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Il caso miccoli e l'ipocrisia

E adesso vergogna per tutti


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E adesso, vergogna per tutti. Per noi giornalisti che non abbiamo resistito alla tentazione di montare lo "scandaletto", trafficando sui sentimenti umani, la nostra preda più ambita. Per i tifosi che hanno crocifisso, prima ancora di ascoltare la confessione. Per i mercanti di calcio e di anime, che hanno pontificato, discusso, analizzato. Il famoso caso Miccoli conserva una morale agra, un aculeo che sfregia la dolcezza: nulla nel pallone sarà mai normale. Il risultato? L'esaltazione dell'ipocrisia. Fabrizio Miccoli non griderà più il suo amore per Lecce. Sarà meno vero, meno felice, meno sincero nelle sue rincorse sul prato. Perché noi - tutti noi - non amiamo gli scarti della fantasia. Non ci piacciono i dribbling del cuore. Per noi il recinto del pallone è un circo, le pacifiche bestie che lo popolano devono essere spietatamente ammaestrate da esperti pubblicitari.

Riepiloghiamo il processo per la pubblica accusa, già con la prima pietra in mano. Agli sgoccioli di un osceno primo tempo del Palermo in quel di Lecce, Miccoli Fabrizio, campione dal piede di multiforme ingegno, segna a suo modo. Cioè, azzecca la trama della rete giallorossa, esattamente all'incrocio. Ma non esulta. China il capo. L'amore del nostro per la sua patria leccese è noto. Fabrizinho non rientra in campo alla ripresa. Si intuisce che è successo qualcosa. Rossi dirà più tardi: "Ho scelto io di cambiare". Una versione confermata dal capitano, oggi: "Il mister mi ha visto giù, stavo male. Ha fatto benissimo a sostituirmi". Dunque, Fabrizio non ha chiesto di uscire dalla pugna, come un codardo fantaccino. E' stato Papà Rossi a comprendere e a decidere da nocchiero saggio qual è. Dov'è lo scandalo? Miccoli segna, come da contratto. Miccoli ha uno schianto sportivo nell'anima. L'anima è un lusso, si sa.  Si trattiene. Non ce la fa più. Il suo allenatore è una persona perbene e un mister in gamba. Coglie la difficoltà del campione e si adopera di conseguenza.

Ripetiamo: dov'è lo scandalo, improvvisati pm che avete additato il capitano per alto tradimento? Dov'è per noi cronisti che abbiamo narrato la storia con tutta la malizia possibile, a parte le solite eccezioni del caso? Dov'è per coloro che hanno giudicato, senza conoscere e hanno tacciato di viltà un ragazzo mai vigliacco? Sì, intendiamo. E' l'amore che dà scandalo. E' l'amore di Fabrizio per la sua terra, per le sue radici, per i suoi affetti e per se stesso. Quell'amore non sarà mai più proclamato, ma vissuto nelle viscere, come un segreto, come una colpa. In silenzio. Siamo contenti? Ora nel circo c'è una bestia ammaestrata in più. Cioè, c'è un ragazzo della Via Sud vero fino al midollo che imparerà a travestirsi da bestia. E ci delizierà con i suoi gorgheggi da cattività: quella col Lecce? Una gara come le altre, suvvia...

Il Palermo ha vinto la partita, i tre punti sono al sicuro. Quindi, forse, non ci importerà sapere che siamo tutti sconfitti. Per come abbiamo raccontato la storia, per i nostri giudizi. Sconfitti noi, tifosi da Colosseo. Tutti sconfitti, sì. Pure quelli che si sono schierati con Fabrizio per lieta ipocrisia, per banale perbenismo. Se i rosa avessero perso, li avremmo trovati in prima fila tra i banchi implacabili dell'accusa.


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