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L'assassino è un palermitano

Omicidio-suicidio di Bologna:
un delitto premeditato


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bologna, omicidio suicidio, raptus, Cronaca
Non un raptus omicida, ma un delitto premeditato da un uomo che probabilmente non voleva tornare con l'ex moglie, verso la quale sembra nutrisse soprattutto rabbia e rancore. E' quanto emerge dagli accertamenti della squadra mobile di Bologna, che indaga per ricostruire i retroscena della strage familiare avvenuta ieri pomeriggio in un garage di via della Guardia, zona Santa Viola. Marcello Pistone, 48 anni, di origine palermitana, ha esploso almeno sette colpi di pistola uccidendo la moglie Ilham Azounid, marocchina di 32 anni, e il figlioletto Rashid, di appena due anni, per poi togliersi la vita con la stessa arma. I rapporti fra i due erano burrascosi fin da prima della nascita del bambino, nel gennaio 2009, e dopo la separazione c'era stata una serie di denunce e controdenunce reciproche. A quanto si è appreso, la donna era letteralmente terrorizzata dall'ex marito stalker, che aveva più volte denunciato per atti persecutori nei suoi confronti.

Non è dunque chiaro in che modo, forse con un espediente, ieri l'uomo sia riuscito a convincerla a incontrarsi e a portarla nel garage. Gli investigatori esamineranno anche i tabulati telefonici per chiarire se ci siano state telefonate fra i due nelle ore precedenti la tragedia. La trentaduenne negli ultimi tempi viveva in una struttura protetta con il figlio, mentre l'uomo abitava in un residence in zona Emilia Levante. Nel suo alloggio, la polizia ha trovato vari biglietti e appunti, in cui Pistone manifestava odio e rancore verso l'ex moglie. Per questo, sembra poco verosimile che a scatenare la furia omicida dell'uomo sia stata l'impossibilità di tornare con lei. Le indagini puntano anche a capire in che modo l'uomo si sia procurato l'arma: una vecchia Beretta 7.65 di almeno 30 anni fa. Il numero di matricola porta a una persona che vive a Roma, estranea alla vicenda, e una delle ipotesi è che si tratti di una matricola clonata.

Oltre alle denunce dell'ex moglie, Pistone risulta avere alle spalle vari guai con la giustizia (per reati contro il patrimonio e la persona), faceva lavori saltuari e stagionali, come guardiano o portiere, ma attualmente pare non avesse alcuna occupazione. Nell'ottobre scorso era stato arrestato per stalking nei confronti della moglie, ma l'arresto non era stato convalidato perché, per quell'episodio specifico, la donna non aveva fatto querela. Il giudice aveva però emesso un decreto di divieto di avvicinarsi a lei fino al prossimo marzo. Provvedimento che però non ha funzionato.

La Procura chiese l'arresto
Per due volte, la prima nel 2009
, la Procura di Bologna aveva chiesto l'arresto di Marcello Pistone. In entrambi i casi i giudici avevano respinto la richiesta, motivatamente. Oltre all'episodio del 21 ottobre scorso di cui si era già appresa notizia ieri (arresto per stalking non convalidato dal giudice monocratico alla direttissima) c'era un'inchiesta già aperta su Pistone dal marzo 2008 nata da una denuncia della moglie per violenza sessuale, calunnia, maltrattamenti in famiglia. C'erano anche due certificati medici con 5 e 6 giorni di prognosi datati 2008. Il Pm Alessandra Serra una volta fatta l'indagine nel marzo 2009 aveva chiesto la misura cautelare in carcere per l'uomo. Il 20 aprile 2009 però il Gip rigettò la richiesta ritenendo che non fossero sufficientemente provati i reati di violenza sessuale e calunnia. Secondo il Gip c'era la prova dei maltrattamenti ma visto che lui e la moglie già non vivevano più insieme non c'erano ragioni cautelari per la cattura. Ilham Azounid aveva poi ulteriormente integrato la sua denuncia. Il 13 dicembre 2010 il Pm aveva chiesto il rinvio a giudizio e la richiesta è pendente dal Gup. L'altra volta in cui era stata chiesta la custodia in carcere é quella dell'episodio del 21 ottobre, appunto. Dopo una serie di querele della donna nel giro di una ventina di giorni perché l'ex marito la perseguitava, il 21 l'ennesimo episodio. Gli agenti della volanti e il Pm Stefano Orsi decisero per l'arresto. Il magistrato chiese la convalida dell'arresto e la custodia in carcere. Mancava però la querela per l'episodio del 21 (querela necessaria per l'arresto). Secondo la Procura l'episodio poteva essere coperto dalle querele precedenti. Il giudice monocratico del Tribunale di Bologna, però, nella direttissima, dove si giudica il fatto e basta, ritenne necessaria la querela per considerare flagrante quell'episodio e inoltre, valutando che lo stalking era stato tutto sommato soft, non c'era stata violenza, non concesse la custodia in carcere ma decise per il divieto per Pistone di avvicinarsi alla moglie. D'altronde tutta la vicenda era stata contrassegnata da un'altalena di accuse e denunce ritirate da parte della donna. Che pure ieri ha accettato in qualche modo di rivedere l'uomo. Secondo la titolare del negozio dove lavorava forse aveva accettato di vederlo per farsi restituire dei suoi documenti che gli aveva dato in agosto.


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