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Reportage1

Civico: "C'è un manicomio..."


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, Cronaca
Una ragazza è seduta all'ultimo posto in corridoio. Ha una flebo attaccata al braccio sinistro e suoi piedi giocano con le ruote alla base del tubo metallico che tiene alta la sacca del liquido. Ha sulle spalle un giacchetto di pelle, ogni tanto si sente tossire. Dietro di lei, anche  una signora anziana ha la flebo, ma è seduta su una poltrona. Alza gli occhi al signore che le sta vicino, probabilmente suo marito, quasi a cercare conforto. Lui si apoggia ad una barella lì accanto, l'unica vuota in quel momento. Al pronto soccorso dell'Ospedale Civico di Palermo, lungo i corridoi della sala d'aspetto, non c'è confusione. I posti a sedere sono occupati da poche persone. Davanti alla fila di sedie, c'è un uomo con il collare in barella: ha un piccolo taglio sulla fronte. "C'è di morere cca" si sente mormorare. Nel corridoio perpendicolare a questo, a destra su un'altra barella giace un uomo anziano, anche lui attaccato a una flebo. Attende immobile, in silenzio. Nella barella accanto alla sua è sdraiato un clochard: sta dormendo profondamente su un fianco e sul suo braccio teso si scorge una garza. Tra i due sfila un'altra barella, che non si fermerà: l'uomo che c'è sdraiato su ha una mascherina, lo seguono anche alcuni agenti. Anche lo sguardo della ragazza seduta li accompagna per un po'. Poi si alza per vedere dall'altro lato del corridoio. Su un cartello attaccato al muro è stampata una freccia che dà in quella direzione: c'è scritto "Sala d'osservazione breve". Affacciandosi si scorgono altre barelle occupate. Un uomo anziano legge il giornale, seduto su una sedia in mezzo al corridoio. Un uomo più vecchi di lui dorme, con una smorfia di dolore dipinta sul viso e una flebo al braccio. Subito dietro un cestino e un contenitore di plastica, forse disinfettante, sono adagiati sulla soglia di un salone, dove si stanno facendo pulizie.

Dall'altro lato una coppia è in piedi accanto a un paziente sta mangiando un pezzo di rosticceria sdraiato su una barella. Ai suoi piedi una busta portata dai ragazzi, sembra contenere vestiti. "Come va... c'è un manicomio" dice una signora in casacca rosa mentre parla al telefono. "In clinica mi hanno detto che non ci può andare, deve rimanere qua. Ma perchè invece non gli trovano un altro posto se qui non ce ne sono?" si sfoga invece una giovane donna con le persone presenti in sala d'attesa. "Sono due mesi  - continua - che compriamo pillole e anti-infiammatori. Ha avuto anche giramenti di testa mentre guidava". Pochi minuti dopo si avvertono grida provenienti dall'ingresso. Ma le voci si sovrappongono e si riescono a distinguere solo le parole disperate di una signora anziana: "Dottore io sono malata". Poi i toni tornano normali.

Intanto l'anziana donna seduta in poltrona viene chiamata in un'altra sala. Si alza e si allontana tenendo in mano la sacca della flebo. Poco dopo passerà un vecchietto seduto su una poltrona: attraverso una mascherina respira l'ossigeno che proviene da una bombola, attaccata dietro lo schienale. Un uomo, probabilmente un parente, gli reggerà la sacca della flebo tra le mani. Poi le barelle vengono spostate nella sala a sinistra, una dopo l'altra.  All'ingresso della sala, un piccolo cartello giallo che segnala di fare attenzione, perchè a terra è ancora bagnato. Sono ormai le undici e in corridoio sono messe in fila solo barelle vuote, dove pochi minuti prima era passata la ragazza delle pulizie.  "Ci sono le telecamere, fatti bella" si sente scherzare. Fuori infatti un giornalista sta aspettando di parlare con un dottore. Dice di non aver avvertito del suo arrivo, "naturalmente", ma una signora che prima attendeva all'interno si lascia andare: "Ecco perchè le pulizie strordinarie, sono tre giorni che sono qui, c'è mio marito dentro. Prima di oggi li ho visti solo dare una spazzata".


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