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Benedetta Sanità


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, Cronaca
Una Sanità efficiente, controllata dal giudizio di valore dei suoi clienti, non è soltanto un servizio reso alla comunità, è soprattutto un'unità di misura del livello di cittadinanza complessiva. Il malato è un uomo che la prigionia del suo corpo sofferente ha reso fragile. Medici e infermieri alleviano la pena, spalancando le sbarre, se possono. Altrimenti accompagnano il paziente, nel modo migliore, fino al giorno incognito dell'esecuzione della condanna. Il malato sente su di sé - in una condizione unica, seppure simile ad altri e incondivisibile - il peso di una vicenda che lo porta a dipendere dagli altri. Spesso, il degente siciliano fabbrica le catene della propria sottomissione, trasformando la sua debolezza nell'antica e moderna soggezione che qui mostriamo al cospetto di ciò che viene percepito come "potere",  nel senso di arbitrio. Non rivendica un elemento pubblico di cittadinanza, un diritto inalienabile alla cura, alle informazioni e alla comprensione. Si fa piccolo e sgomento davanti ai sapienti in camice bianco che hanno il mezzo tecnico per staccare, premendo un interruttore, la corrente del dolore fisico.

E' una schiavitù visibile nelle corsie d'ospedali: file di persone che hanno perfino paura di chiedere notizie al medico di turno, che non si lamentano né del rancio cattivo, né delle pessime condizioni igieniche. Nei pronti soccorsi è lo stesso. La missione è uscire dall'inferno al più presto, accettando in silenzio gli abusi, i disservizi, talvolta creati da condizioni oggettive, talvolta da un personale sgarbato e incompetente.

Bisogna riconoscerlo senza retorica: la maggioranza grande di operatori del settore della Sanità è degna di merito. Agisce in condizioni non facili. Poi c'è una partita di medici e primari che dovrebbero cambiare mestiere e un blocco di infermieri che sarebbe meglio mandare a casa. Ci sono lavoratori della Salute che disonorano quotidianamente la loro missione, il sentimento di Ippocrate, con una scarsa conoscenza scientifica cui fatalmente associano un'insopportabile arroganza. La rivoluzione della Sanità siciliana passa per gli uomini che la compongono, non solo per le strutture.

E passa per la consapevolezza del malato che, in Sicilia, ha da compiere un salto di qualità. Non più carne da ospedale, soggetto debole in balìa dei capricci di questo o di quello, ma cittadino forte, in grado di esigere i suoi diritti fino all'ultima goccia. Fino all'ultimo respiro.


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