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Catania, l'uomo si è dimesso

"Il capovara è condannato per omicidio"
E' polemica nei giorni di Sant'Agata


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La festa di Sant’Agata è appena iniziata ma la vigilia è stata funestata dalle polemiche. L’ultima notizia che ha scosso l’opinione pubblica e riacceso i dibattiti sulle modalità di svolgimento dei festeggiamenti è la condanna, proprio di questi giorni, del capofercolo Alfio Rao per omicidio colposo.

I fatti. Nel 2004 il devoto Roberto Calì venne travolto dalla folla durante la famosa salita di Sangiuliano. La quarta sezione penale della Cassazione ha confermato le precedenti sentenze nei confronti di Alfio Rao, alla guida del fercolo in quell’occasione e per gli anni successivi, condannandolo a quattro mesi di reclusione e 700mila di risarcimento alla famiglia. In quel tragico sei febbraio di sette anni fa Rao non rispettò le condizioni di sicurezza e diede il via alla corsa lungo la ripida salita. Mentre rimane ancora viva la memoria della morte di Andrea Capuano, scivolato sulla cera con il suo motorino nei giorni successivi alla festa proprio lo scorso anno.

A seguito della condanna Rao si è dimesso e il nuovo capovara è Claudio Baturi, presidente dell’associazione Sant’Agata in Cattedrale. Quest’ultimo, 44 anni, ha accolto la nomina con grande gioia ma anche “pacatezza per le condizioni in seguito alle quali è arrivata”. Ha inoltre escluso delle modifiche significative nel percorso di quest’anno, anche se ha condiviso la necessità di rivedere qualcosa.

L’ordinanza. Per porre un rimedio alla cera depositata copiosamente per le strade una recente ordinanza del sindaco Stancanelli ha vietato l’accensione e il trasporto dei grossi ceri che i fedeli sono soliti portare sulle spalle. Ci saranno solamente delle aree appositamente adibite per accenderli. Vietati anche i numerosi “arrusti e mangia” abusivi che nei giorni della festività invadono il centro e le vie attraversate dalla santa.

La legalità. Il “Comitato per la legalità nella festa di Sant’Agata”, costituito dal mondo dell’associazionismo come AddioPizzo, ASAEC, Centro Astalli, fondazione Fava, Libera, Mani Tese, Movi e Pax Christi, in una conferenza stampa, tenutasi nella facoltà di Lettere e Lingue, ha sottolineato le diverse emergenze legate alla festa.

Le richieste. Il Comitato, attraverso il suo portavoce Renato Camarda, pur apprezzando le recenti ordinanze del Comune ha chiesto al sindaco Stancanelli un regolamento della festa che definisca tempi, modi e responsabilità in occasione delle celebrazioni. "Abbiamo alcuni dubbi sull’efficacia dell’ordinanza – spiega Camarda – anche perché già nel 1999 l’allora sindaco Bianco emise un provvedimento simile, vietando l’accensione dei ceri, ma è stata inapplicata per anni". La signora Milena Verzi, madre di Andrea Capuano, è stata promotrice di una grande petizione per contrastare l’accensione dei ceri e le molte adesioni hanno spinto anche l’amministrazione a prendere provvedimenti. Ma c’è chi parla di una tradizione legata ai ceri. "Quella dei ceri accesi – spiega la signora Verzi – non è una tradizione, perché i ceri votivi sono le candelore e basta".

I pericoli. Oltre alla cera e alle corse spesso sregolate dei fedeli un altro elemento di pericolo è costituito dal riempirsi dei ballatoi di fedeli intenti ad ammirare la festa. Il 4 febbraio di due anni fa, a causa del crollo di un balcone, tre persone rimasero ferite in modo serio e una di esse rischiò di morire. E pare che solo l’intercessione della Santa abbia evitato la tragedia l’altroieri in via Pardo ad angolo con la centralissima via Garibaldi, quando intorno alle 12, è crollato mezzo ballatoio dal terzo piano. Fortunatamente i pesanti pezzi caduti non hanno colpito nessuno, ma il pericolo rimane altissimo. Questo specie nel centro storico, quando le potenti onde sonore dei botti, le pioggie fitte di questi giorni e il gran numero di persone affacciate sollecitano più del dovuto i vecchi palazzi. I vigili del fuoco hanno raccomandato ai proprietari degli immobili di “verificare celermente le condizioni dei frontalini e delle strutture dei balconi".

La mafia. Festeggiare degnamente Sant’Agata è stato un imperativo anche dei clan. Ben cinque pentiti hanno ammesso delle infiltrazioni delle famiglie Santapaola e Mangion nel meccanismo organizzativo della festa, come il Circolo di Sant’Agata alla Colleggiata.

Ci sono foto che ritraggono appartenenti alle famiglie mafiose che trasportano le candelore e ne tengono le maniglie, ruolo importante perché così si poteva decidere dove fare fermare la Santa. Ci sono stati anche fuochi d’artificio illegali vicino le case dei boss e spesso le bancarelle abusive si trovano a pagare un pizzo per stazionare lungo le strade.

E così tra polemiche e soluzioni tampone Catania vive i giorni più intensi dell’anno.


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