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Ecco la lettera in cui Spatuzza
chiede scusa alle vittime


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(di Giuseppe Lo Bianco - da "Il fatto quotidiano") Il pentito Gaspare Spatuzza parla a rate, oltre i 180 giorni previsti dalla legge e per questo non può essere ammesso al programma di protezione? “Era più che legittimo agire con cautela, per tante ragioni che ho già abbondantemente riferito all’autorità giudiziaria”.

Alla vigilia della sua deposizione, prevista per stamattina, al processo per le stragi del ‘93 a Firenze contro uno dei presunti esecutori materiali, Francesco Tagliavia, Spatuzza torna a fare sentire la sua voce attraverso la lettera inviata nel giugno scorso all’associazione dei familiari delle vittime di via dei Georgofili, che hanno deciso di renderla nota ieri. E confessa che quell’esclusione decisa dal Viminale “non se l’aspettava”. “Tutte le sentenze, anche quelle amministrative vanno rispettate – scrive Spatuzza – posso solo dire che nessuno immagina cosa prova una persona nella fase transitoria che precede la decisione di passare dalla parte dello Stato”. E rivolgendosi a quanti “fanno finta di non avere capito” ribadisce un concetto già espresso in un’aula giudiziaria: le stragi non sono “una faccenda che riguarda soltanto la criminalità organizzata, i familiari delle vittime e la giustizia. Se qui qualcuno non l’ha ancora capito si è combattuta una guerra tra lo Stato e l’antistato”. Le stragi, cioè, sono state una questione di democrazia.

Chi sono quelli che fanno finta di non aver capito? Un’idea ce l’ha Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’associazione di via dei Georgofili: “È quella parte politica che a Montecitorio e a Palazzo Madama siede sui banchi della sinistra – accusa – i buoni, per intenderci, non certo i cattivi, non penso certo a quelli che hanno qualcosa da nascondere, ma a quanti non hanno fatto nulla, ad esempio, dopo che Mantovano un anno e mezzo fa si è detto pronto a concedere la protezione a Spatuzza se fosse stata cambiata la legge dei 180 giorni, per modificarla”.

Nella missiva dai toni accorati Spatuzza chiede scusa per aver fatto confusione in aula tra i nomi di Caterina e Nadia Nencioni, due delle vittime della strage: “Con quella mentalità perversa non prestavo ascolto a quel che si diceva in dibattimento – scrive il pentito – una volta appreso che l’angelo di sei mesi non era Nadia bensì Caterina non posso che spalancare ancora di più il mio cuore e spiritualmente abbracciarle con quel vivo sentimento di amore fraterno”.

Nella lettera Spatuzza chiede perdono ai familiari delle vittime della strage: “Chiedo di incontrarli tutti – scrive – lo chiedo con tutto il dolore che porto dentro il mio cuore, oggi fatto di carne e non più di pietra, lo chiedo a tutte quelle persone che per mano mia, direttamente e indirettamente hanno perso molto più di quello che io oggi sto rischiando”.

Dai familiari delle vittime, però, Spatuzza ottiene il sostegno e l’incoraggiamento a proseguire nel suo percorso di collaborazione, ma non il perdono: “Io sono laica, che si faccia perdonare da Dio – spiega Giovanna Maggiani Chelli – anche se dalle sue parole si capisce che è come se fosse stato folgorato. In Tribunale invece supporteremo Spatuzza con tutte le nostre forze, e questo perché i magistrati di tre procure lo ritengono attendibile”.

La Presidente difende infine la scelta di rendere nota la lettera alla vigilia della deposizione in aula di Spatuzza: “Questa è una lettera privata, e avremmo voluto rimanesse tale – dice la Chelli – ma i tempi e le cose in atto non lo permettono, sarebbe grave da parte nostra non compiere tutti quegli atti necessari a supportare un soggetto sia pure mafioso, ma che ha compiuto tutti gli sforzi possibili per tornare dalla parte della legge”. “Il problema, adesso, – conclude la Chelli – è la sua collaborazione con la giustizia, con una legge che rende quei 180 giorni ‘galeotti’. E non abbiamo visto nessuno muovere un dito in Parlamento per modificare questa norma. In questo Paese ci si accapiglia per le escort, e non si parla delle stragi”.


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