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L'incidente sulla Palermo-Messina

Tiziana, Eliana, Asia, Carla
In chiesa l'ultimo saluto


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Il cielo è pulito. E' un cielo di febbraio già travestito da primavera. E' un cielo crudele. Sarebbe il contorno ideale per un gioco da bambini. Invece accoglie due bare bianche e due bare marroni all'ingresso della chiesa, nel cimitero di Sant'Orsola, a Palermo. Nelle bare bianche ci sono le piccole Eliana e Asia. Le altre proteggono Tiziana, la mamma, e la zia Carla. E' un cielo terribile. Invita alla corsa, alla risata. Ma è qui per la morte di una madre, una zia e due figlie, uccise da un incidente stradale sulla Palermo-Messina, all'altezza dello svincolo di Castelbuono. E' rimasto vivo solo il padre, Dario Cianciolo. Chi è il padre? La gente lo aspetta davanti alla chiesa. Un uomo piange, abbraccia un amico. Mormora frasi sconnesse, miste a un urlo.  Sarà lui? No, non è il padre vero, non è Dario. E' uno che soffre come un padre e non può accettare la fine della storia. Le sue lacrime si moltiplicano per ogni padre putativo nella piazzetta del cimitero. Piangono i poliziotti schierati per il loro collega Dario. I volti si sciolgono dietro l'esile barriera degli occhiali da sole. E il padre vero arriva.
Lo schianto gli ha lasciato segni visibili. La faccia è chiazzata di macchie. Un collare lo sorregge. Un uomo dai capelli bianchi gli sta accanto, lo veglia. Dario ha i movimenti limitati per il dolore. Si vede che ogni passo è un duro compromesso con il suo corpo rotto. L'uomo dai capelli bianchi, per un attimo, gli toglie gli occhiali da sole e gli accarezza una guancia. Si entra in chiesa.

Chi era Tiziana? Era una ragazza bellissima, con un neo sul viso e il sorriso sempre spalancato, dentro una vita meravigliosa eppure non semplice. Tre figlie, una con qualche problema. E una speranza da rincorrere, viaggiando qua e là, sbattendo il cuore. Domenica, nel giorno dell'incidente, la famiglia felice era in gita per un battesimo. C'è una foto su Facebook che ritrae Tiziana Volo con le sue bambine. Un ritaglio luminoso che racconta tutto, anche gli angoli più lontani di un legame infrangibile. La gioia, il senso di protezione, la battaglia contro le avversità, la voglia di farcela e di stare insieme. Padre Angelo, il celebrante affronta l'omelia. Dice: "Oggi per me è difficile essere un sacerdote. Non trovo giustificazioni". Ma poi il prete di Sant'Orsola cerca lo stesso di inanellare frasi di senso compiuto, elementi di consolazione. Piume che rimbalzano su questo lutto impenetrabile. Il concelebrante, un amico di famiglia, si avvicina al microfono. Un sussurro: "Coraggio". Dario è lì, immobile, braccia conserte, attraversato da un tremito continuo.

Tra le navate si chiacchiera, su un registro dolce, a voce bassa di Tiziana e delle sue figlie. Le ricordano come nella foto, la mamma con quel sorriso spalancato e le sue bimbe in grembo. E' una memoria lieta è un sollievo momentaneo. Ecco il saluto finale.
Una bambina legge da un foglietto: "Abbiamo avuto giorni felici insieme". Padre Angelo recita le formule di rito nelle esequie dei defunti. Un coro partecipe e stonato canta una canzone di chiesa. E' per Dario: "Ti rialzerò, ti sorreggerò, con ali d'aquila. Non inciamperai". Lui, il padre, compie un gesto di fatica sovrumana. Si toglie gli occhiali scuri, con uno scatto della mano. Il volto è un'ombra nerastra. Quello che resta degli occhi, adesso, è un mare di lacrime.


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