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Le assunzioni alla Regione

Addetti stampa, il pg:
"Cuffaro prosciolto in modo illogico"


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addetti stampa, cuffaro, procura generale, regione, Cronaca
Erronea applicazione della legge penale e manifesta illogicità della motivazione: sono questi, secondo la Procura generale, i 'vizi' della sentenza con cui il gup di Palermo Mario Conte ha prosciolto, in sede di udienza preliminare a settembre scorso, l'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro dall'accusa di abuso d'ufficio. Il pg Donato Messina ha scelto la strada del cosiddetto ricorso per saltum, impugnando direttamente la sentenza davanti alla Cassazione e non davanti al giudice di secondo grado.

La procura della Repubblica, invece, non ha proposto impugnazione. Il processo ruotava attorno alla nomina per chiamata diretta, quindi senza l'espletamento di un concorso, di 20 addetti stampa della Regione, assunti con qualifica di capo redattore con decreti firmati dall'ex presidente della Regione.

Secondo il gup, non sarebbe stata provata l'intenzione di Cuffaro di "danneggiare intenzionalmente la Regione o, sotto altro profilo, di favorire i soggetti assunti, che hanno tutti regolarmente svolto la propria attività lavorativa". Ma il ragionamento non è piaciuto al pg che scrive: "nella sentenza si dà atto di alcune illegittimità nella condotta dell'ex governatore, come la previsione che gli incarichi fossero a tempo indeterminato".

"E se si tiene conto delle numerose ulteriori ingiustizie esposte nel capo d'imputazione, - prosegue - ma completamente ignorate in sentenza, come l'assenza di concorsi e la mancata utilizzazione del personale in servizio, si raggiunge una quantità di elementi tale da mostrare con assoluta certezza non solo l'ingiustizia della condotta, posta in essere in violazione di tutte le regole normative, ma anche quella del vantaggio patrimoniale".

"Non si può, infatti, considerare giusto - spiega - l'arricchimento individuale conseguito da ciascuno dei giornalisti assunti tutti col trattamento retributivo di caporedattore (figura che dovrebbe essere di vertice e quindi non attribuibile con tanta larghezza) e in più a tempo indeterminato; né giusto può considerarsi il parallelo e conseguente esborso di denaro pubblico sopportato dalla Regione". Elementi che, secondo il pg, proverebbero la mala fede di Cuffaro che avrebbe avuto in modo univoco proprio la volontà di favorire i giornalisti.


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