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Il reportage

Santa Elisabetta ha paura:
"Forse chi ha sparato è qui"


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Il colpevole potrebbe essere ovunque, a Santa Elisabetta. E la gente del posto, questo, pare avercelo scritto a stampatello in faccia. Dopo gli spari, il colpo alla testa di S.L.P., l'automobile crivellata, il fiato sospeso per il destino del piccolo, Santa Elisabetta ha paura, è ancora più diffidente di un tempo. Qui i fatti di sangue non sono una novità. Al tempo della guerra di mafia, per tutti gli anni '90, quando comandava Totò (Salvatore Fragapane n.d.r) si viveva con il fiato sospeso.

Un anziano signore, che incontriamo nella piazza principale della città, sussurra: "Mi ricordo di una volta che ammazzarono un tipo che aveva un'autoscuola. Un tipo tranquillo. Eppure gli spararono. Forse fu vent'anni fa, o forse di meno. In quel periodo mia moglie aveva paura a uscire di casa, che magari le finiva un colpo in testa per sbaglio. E speriamo che non va a finire come allora". La gente ha paura e anche se nessuno ne parla nitidamente, tutti (o quasi) sospettano che chi ha sparato possa confondersi tra la gente che oggi piange per quel bimbo, che in un lettino di ospedale lotta per farcela.

E in molti, tra i sabattesi, anche lontani parenti dei Marotta, sperano che sia stato davvero un cacciatore distratto, che oggi si nasconde da se stesso, per non confessare un errore troppo grande. Se poi domanda di mamma Rosalia, tutti dicono che è una brava persona, una donna schietta. Qualcuno ricorda le parole che la donna ha detto ieri in tv: "Il colpevole pagherà, pagherà". "In che senso pagherà?", domandiamo noi. "Mamma Rosalia dice che pagherà e pagherà". Su zio Vincenzo Marotta, il guidatore del fuoristrada, il più probabile bersaglio degli spari, la gente sussurra: "Un ragazzo socievole. Magari lo è stato troppo e qualcuno voleva fargliela pagare".

Voci, sospetti, paure, supposizioni. Nulla di certo ancora nella triste vicenda di spari, di un'anima innocente colpita a tradimento. Troppo presto per tirare conclusioni, troppo presto per escludere anche i moventi più oscuri. Intanto ieri, in quella stradina di campagna, che collega Santa Elisabetta alla vicina Sant'Angelo Muxaro, è arrivata la scientifica, per oggi è, invece, atteso l'arrivo degli esperti di balistica della questura di Palermo.
Due comunità, piccole e forse abituate al dolore, aspettano e contano gli attimi che li separano dalla risoluzione del caso. Centellinano i sospiri, in attesa che arrivi il sollievo dai dubbi, la soluzione a un caso, che, ora, pare quanto mai intricato.


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