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Il caso

La difesa trova un cavillo
Da rifare il processo al boss La Rosa


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A causa di un cavillo procedurale sarà da rifare un processo per mafia a carico di un boss e di un suo fiancheggiatore a Palermo. Gli imputati erano Filippo La Rosa, 47 anni, (nella foto) catturato nel suo feudo di Ciaculli a settembre del 2009, dopo 16 anni di latitanza, e Salvatore Greco, 45 anni, finito in manette nel luglio scorso. Lo ha deciso la prima sezione del tribunale, presidente Vittorio Alcamo, accogliendo un'eccezione sollevata dagli avvocati dei due imputati, Marco Clementi e Loredana Lo Cascio, sulla nullità del giudizio immediato con il quale i due stavano per essere giudicati dal tribunale.

L'ordinanza consentirà peraltro a Greco, scrive il Giornale di Sicilia, di lasciare gli arresti domiciliari e di tornare libero per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Il cavillo riguarda la scelta della procura di chiedere il giudizio immediato per gli imputati. Richiesta che, in base al codice ed anche ad alcune sentenze della Cassazione, può essere formulata solo quando la fase incidentale del tribunale del Riesame è conclusa. In questo caso i tempi vanno a sfavore della scelta dei pm della Dda Ignazio De Francisci e Marzia Sabella, che avevano chiesto il processo per i due nel settembre scorso. Il tribunale ha dovuto dunque restituire gli atti e il procedimento deve retrocedere alla fase delle indagini preliminari. La Rosa era stato condannato all'ergastolo per l'omicidio del cugino Giovanni Fici in via definitiva nell'aprile del 2008. Il delitto era avvenuto nel 1988. In questo processo era accusato di associazione mafiosa. Greco, invece, rispondeva di procurata inosservanza della pena inflitta a La Rosa: essendo in contatto con lui,secondo la Procura, avrebbe dovuto denunciare la presenza del latitante.

(Fonte Ansa)


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