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Ma non mancano le polemiche

Riforma elettorale, il primo via libera


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ars, enti locali, legge elettorale, Politica
Via libera della commissione Affari Istituzionali dell’Ars a un testo di riforma della legge elettorale per gli Enti locali. Il ddl passerà adesso alla commissione per la qualità delle leggi per poi ritornare agli Affari istituzionali per il voto finale. Solo dopo potrà approdare in Aula.

Confermate le intese raggiunte nei giorni scorsi con la scheda unica e l’obbligo di esprimere la preferenza sia per il sindaco sia per il consigliere, l’incompatibilità fra carica di assessore comunale o provinciale e consigliere (la metà dei membri della Giunta può essere scelta nel Consiglio) e la possibilità di sfiduciare il sindaco anche con un referendum popolare sostenuto da un numero di firme pari a un terzo dei votanti alla consultazione elettorale. Il referendum potrà essere chiesto 24 mesi dopo l’elezione del sindaco (e non 30 come deciso in un primo momento) ed è stato introdotto l’obbligo di riservare alle donne un quarto delle candidature alla poltrona di consigliere. Anche oggi però la seduta è stata caratterizzata dallo scontro tra maggioranza e opposizione, che non ha votato il via libera del testo. Un muro contro muro che dura da giorni tra richieste di rinvio e reciproche accuse.

Le puntate precedenti. I primi attriti nascono quando il presidente della commissione Riccardo Minardo convoca la commissione e non esaudisce la richiesta di rinvio formulata da Pdl, Fds e Pid. Il capogruppo del Pdl Innocenzo Leontini denuncia un “atteggiamento vergognoso, perché una legge tanto importante non può essere fatta a colpi di maggioranza”, ma nel frattempo Mpa, Udc, Fli e Pd trovano un’intesa su alcuni punti.
La commissione viene così riconvocata per la discussione generale del testo, che nel frattempo gli uffici avranno redatto. Mossa mal digerita dal Pdl che rincara la dose e chiede, in una lettera, l’intervento del presidente dell’Assemblea Cascio “per bloccare l’iter di riforme che in sessione finanziaria non potrebbero trovare spazio”. “Da tre anni – sottolinea Leontini – si ricorre all’esercizio provvisorio, i cittadini hanno sempre più disagi e noi puntiamo su ‘diversivi’ come la legge elettorale”.

Ieri la nuova riunione e, come prevedibile, le nuove polemiche, Mentre Cascio interviene e invita Minardo ad affrontare le altre priorità, il presidente della Regione Raffaele Lombardo rilancia “C’è una maggioranza che invita invece l’assemblea a discuterne. Non credo – aggiunge – che la maggioranza voglia chiudersi al confronto”. Meno diplomatico il capogruppo del Partito democratico Antonello Cracolici che sottolinea: “La scorsa settimana i capigruppo e i membri della commissione hanno discusso della legge elettorale decidendo i punti da affrontare. Mi auguro che Cascio si ricordi di non essere un semplice deputato ma il presidente dell’Ars: se il suo ruolo, che dovrebbe esser super partes, viene utilizzato a favore dio un posizione politica rischiamo un pericoloso corto circuito istituzionale”.
Con queste premesse la commissione si riunisce ma, per mancanza del numero legale, la seduta viene rinviata a oggi con l’immancabile strascico polemico. “La convocazione - sottolinea Leontini – era per le undici, ma alle 12.10 il vicepresidente vicario della commissione Vinciullo è stato costretto a rinviarla per la mancanza del numero legale. Sono così interessati a varare la riforma che molti deputati hanno preferito non venire in commissione per sentire le parole di Lombardo che presenziava a una conferenza stampa”.

Il presidente Lombardo dice che la maggioranza dell’Assemblea vuole la riforma? – aggiunge – Bene, io dico che non farà questa legge a colpi di maggioranza” e assicura la presentazione di oltre mille emendamenti.
Nel pomeriggio arriva anche la presa di posizione del Pid con Rudy Maira e Toto Cordaro per i quali “la pseudo legge elettorale che si vuole far approvare al Parlamento siciliano è un contentino dovuto all’onorevole Cracolici che da tanto tempo si è impiccato a quella che a suo dire è una riforma necessaria e urgente. Tutti sanno invece che neanche nel terzo polo o nuovo polo c’è unità di intenti attorno alle norme sull’elezione dei sindaci e dei consigli comunali. Da mesi i terzopolisti si dividono su opzioni importanti come un’unica scheda di voto o due, ma la verità è che c’è lotta per ottenere la primazia sui candidati nelle città dove si andrà votare”.

Oggi le nuove scintille. Il capogruppo dell’Udc Giulia Adamo ha provato a gettare acqua sul fuoco appellandosi alle forze di opposizione per ritrovare il dialogo. “La riforma elettorale in discussione oggi - spiega Adamo - tende semplicemente, con la distinzione tra voto per il sindaco e per il consigliere, a restituire al cittadino la possibilità reale di scegliere. L’Udc non ha alcun dubbio sulla sensibilità del presidente Cascio verso i temi della democrazia, quindi, sperando di portare presto in Aula il ddl di riforma elettorale, fa appello alle forze di opposizione perché si uniscano alla maggioranza in questo percorso di civiltà”.

Appello caduto nel vuoto, con Pid e Pdl pronti a dare battaglia. "Lombardo e Cracolici - dice senza mezzi termini Rudy Maira, capogruppo del Pid - balleranno su tremila emendamenti alla legge elettorale: i nostri. Siamo disposti a fare le barricate assieme agli alleati del Pdl a questo ddl, che si annuncia come il braccio di ferro tra i ribaltonisti guidati da Raffaele Lombardo e i partiti rispettosi della volonta' dei siciliani". "La legge elettorale non e' una riforma, anzi rischia di diventare un pastrocchio. Non si e' mai detto che sulle regole democratiche per le elezioni non ci sia un confronto aperto in parlamento. Ma con questo Governatore ormai siamo abituati solo alle prevaricazioni''.

Il Pdl, tramite Leontini, ribadisce che "l'emergenza elettorale in Sicilia l'hanno inventata il presidente Lombardo e il capogruppo del Pd Cracolici per non parlare dei problemi piu' seri dell'Isola. Stanno procedendo a colpi di mano, inserendo norme a piacimento. E' un vero e proprio 'golpe' ma noi costruiremo una trincea per non permettere a Lombardo e Cracolici di vincere il golpe". Per Leontini "Il presidente della Regione Siciliana imbroglia tutti. La legge elettorale serve a Lombardo e Cracolici per oliare i meccanismi delle alleanze in vista delle prossime amministrative".

La risposta di Cracolici eccola arrivare a stretto giro di posta con un paragone tra “l’atteggiamento dei berlusconiani” e quello “cane dell’ortolano, che non coglie e non fa cogliere”. Per Cracolici “i berlusconiani dell’Ars sembrano un po’ schizofrenici: chiedono di accantonare tutte le leggi per discutere bilancio e finanziaria, e al tempo stesso si appellano alle parole del presidente Cascio che indica come prioritaria la legge sul numero dei deputati. Forse è il caso che si mettano d’accordo”. “L’opposizione – ribadisce - ha scelto una linea estremista e incomprensibile: paralizzare tutto. Per quel che ci riguarda, non siamo in parlamento per stare con le mani in mano: ci sono leggi, come quella elettorale e quella sul commercio, che possono essere varate prima di marzo quando affronteremo bilancio e finanziaria, come stabilito dal voto sull’esercizio provvisorio. Mi auguro che PDL, PID e Forza del Sud cambino linea, perché chiedere di non far nulla non mi pare un atteggiamento propositivo”.

“Abbiamo fatto di tutto – spiega il presidente della commissione Riccardo Minardo, al termine della seduta – perché ci fosse la partecipazione di tutti. E’ evidente che c’e’ un problema politico e che l’opposizione vuole fare solo ostruzionismo. Noi andiamo avanti, seguendo il regolamento. Sarà poi la conferenza dei capigruppo a decidere quando il ddl andrà in aula”.


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