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Le grandi manovre

Il Bunga Bunga delle candidature


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Il Bunga Bunga delle candidature comincia a profilarsi. Attenzione, qui l'espressione non ha l'originario connotato che tanto dispiace al cardinale Bagnasco. Capita di prendere a prestito modi di dire che, appunto, vogliono dire una cosa, per dirne un'altra, soltanto perché rendono bene l'idea. Dunque qui, Bunga Bunga sta per caos, ammuina, confusione...
Tutto rinasce dalle dichiarazioni di Raffaele Lombardo alla rivista S in edicola. Una conferma. Egli non si candiderà alla fine del mandato, si ritirerà come un siculo Cincinnato nel modesto ozio del suo agriturismo. Solo questo l'umile presidente chiede come ricompensa per i suoi servigi alla Nazione Siciliana: una vecchiezza serenamente agrituristica. Egli auspica, tuttavia, che il successore sia un moderato, un riformista, una camicia con i baffi. Cioè, che gli somigli, almeno nell'idea che Raffaele Lombardo coltiva di sé nell'agriturismo del suo pensiero.

E Bunga Bunga fu. Gianfranco Miccichè ha già fatto sapere che lui si candida. Calzerà gli arancioni coturni e si leverà alla corsa verso il promontorio presidenziale (scusate, ci stiamo solo uniformando alla cifra stilistica del suo sito). Dal Pdl, dopo molti sorrisi e molti soffusi sussuri d'amicizia, gli hanno fatto sapere (a Gianfranco) che le sue speranze riposte nel grembo degli dei sono vane: una specie di gesto dell'ombrello, in sintesi. Il Pdl rivendica la sua candidatura. Nell'arena dovrebbe scendere Francesco Cascio, il ridente presidente dell'Ars. Si attendono notizie del Terzo polo.  E non è presto per cominciare a porsi il problema. Le grandi manovre sono già in atto e ve le racconteremo.
Il Pd? No, il Pd non parla, perché non può parlare, nemmeno in confidenza. Con chi sarà alleato allora? Non si sa. Ma soprattutto la domanda è un'altra: esisterà ancora il Pd?


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