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Parlano i volontari nelle carceri

"Noi che aiutiamo i reietti in cella"


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carcere. volontari, elvira iovino, Catania, Cronaca
Ci sono angeli in mezzo alla nostra società e nemmeno li vediamo. Sono persone riservate, poco appariscenti, lontane dagli stereotipi di protagonismo e finta bellezza che ammantano il nostro tempo. A Catania ci sono molti angeli che lavorano in silenzio per gli altri. Ben ottanta, in maniera del tutto volontaria, danno una mano al Centro Astalli, un punto di riferimento per i rifugiati politici e per i migranti arrivati in Sicilia.

Da undici anni il centro, sostenuto dai gesuiti, offre diversi servizi come le docce per i senza fissa dimora, un ambulatorio medico, uno sportello del lavoro, l’assistenza legale e una scuola d’italiano per gli stranieri riconosciuta dall’Università di Perugia.

Capita che però i migranti, una volta arrivati in Sicilia, non trovino il tanto atteso occidente ricco e opulento e le difficoltà di integrazione diventano insormontabili e alcuni si perdono nelle piaghe della microcriminalità. E così il Centro Astalli fornisce assistenza ai detenuti delle carceri Bicocca e Piazza Lanza. Ne abbiamo parlato con la responsabile Elvira Iovino.

Che tipo di assistenza portate all’interno dei penitenziari?
“Abbiamo un banco vestiario dentro la casa circondariale di Piazza Lanza (per i detenuti che non effettuano colloqui o versano in condizioni di particolare indigenza, per la fornitura di asciugamani, schiuma da bagno,dentifrici,spazzolini,biancheria intima, tute, pullover, pigiami…) e portiamo assistenza anche ai detenuti stranieri nella casa circondariale di bicocca alta sicurezza, nell'istituto penale minorile di Bicocca e nella casa di reclusione di Augusta-Brucoli. Inoltre abbiamo anche un protocollo d'intesa con il garante per i diritti dei detenuti”.

Quanti sono i volontari che entrano nelle carceri e come operano?
“I volontari ex articolo 78 che vanno in carcere sono otto tra cui un mediatore culturale di lingua madre araba e un criminologo; l'assistenza che portiamo ai detenuti è essenzialmente un supporto morale e materiale,esattamente come farebbe la famiglia che, ovviamente, per i detenuti stranieri, è quasi sempre  nell'impossibilità di effettuare visite. Teniamo i contatti con le famiglie lontane, con gli avvocati, seguiamo le problematiche connesse con i permessi di soggiorno o le richieste di riconoscimento di status di rifugiato, molto spesso scadute nelle more della detenzione”.

Come reputa il livello delle carceri in cui lavorate e che problemi ci sono?
“Il livello dei penitenziari è ovviamente molto diverso e dipende dalla bravura e sensibilità del direttore e dell'area educativa e trattamentale. Il sovraffollamento ovviamente è un'aggravante enorme delle condizioni di vita e delle possibilità di lavoro e di recupero: riteniamo sicuramente che il lavoro sia fondamentale per l'equilibrio mentale del detenuto e che andrebbe perseguito al massimo. Non si può generalizzare perché anche le necessità dei detenuti (che sono essenzialmente una buona assistenza sanitaria e un esaustivo e attento colloquio di primo ingresso che tenga realmente conto delle loro esigenze) dipendono dalla sensibilità, cura e determinazione del dirigente sanitario e dell'educatore che effettua il colloquio nuovi giunti e ovviamente degli strumenti che ha per mettere in atto le risposte”.

Cosa occorre per migliorare i nostri penitenziari?
“Occorrerebbero più educatori e più agenti penitenziari, luoghi meno fatiscenti e affollati, laboratori artigianali e artistici, palestre e possibilità di sport e soprattutto lavoro intramurario”.


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