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Roberto Mastrosimone (Fiom)

"Gli operai non hanno perso
Con la Fiat non finisce qui"


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, Cronaca
Un risultato dato dal timore e dal peso del voto degli impiegati, che non vivono la catena di montaggio. Ecco perché a Mirafiori la Fiat non ha vinto, ed ecco perché secondo lui “non è finita”. Roberto Mastrosimone, segretario generale Fiom Cgil di Palermo, per anni è stato vicino agli operai Fiat di Termini Imerese. Loro hanno già fatto i conti con un Sergio Marchionne che decise di “stracciare l'accordo” fissato “e spostare la produzione in Polonia”. Adesso aspettano garanzie occupazionali prima del prossimo gennaio, quando la Fiat lascerà l'isola,

54% 'sì', 46% 'no'. Quali sono le ripercussioni di questo referendum, in Italia e in Sicilia?
“È un risultato importante per quanto riguarda le risposte che i lavoratori hanno dato, anche di fronte alla mancata possibilità di scelta, in quanto sia il mondo politico che quello sindacale hanno sostenuto il sì. Con grande dignità la metà dei lavoratori ha detto no a questo accordo. Non è un caso specifico, ma un nuovo metodo che si vuole contrastare”.

Il 'sì' ha spopolato tra gli impiegati, i colletti bianchi. Ma i punti dell'accordo riguardano soprattutto chi sta in catena di montaggio. E altri hanno pensato alla famiglia, al mutuo da pagare. Di chi è la vittoria?
“La cosa importante non è chi ha detto sì e chi ha detto no. C'è stata gente coraggiosa e con più voglia di dire di no, altri hanno detto sì. Ma sono certo che se questo fosse stato un referendum libero dalla messa in discussione delle sorti dello stabilimento, il rifiuto a questo accordo da parte dei lavoratori sarebbe salito al 90%. Molte persone hanno avuto paura, ed è legittimo. Gli impiegati non hanno mai partecipato a scioperi né ad assemblee. La Fiat all'interno delle fabbriche dice che 'gli impiegati sono cosa nostra'. Adesso anche i lavoratori sono divisi: da una parte gli operai e dall'altra gli impiegati”

Perché questa grande spaccatura sia a sinistra che nei sindacati? La Fiom è rimasta fuori, accusata di demagogia.
“Chi condivide il pensiero dell'azienda ha detto sì. Non sono stati i sindacati che appoggiavano l'accordo ad esporne i termini agli operai, ma la Fiat stessa: una cosa che non si era mai vista. Ma chi pensa che gli operai abbiano condiviso e riconosciuto l'accordo, si sbaglia. Comunque, non finisce qui”.

Il ministro del lavoro Maurizio Sacconi ha affermato che per Termini Imerese, sono al vaglio 'ipotesi interessanti' per la reindustrializzazione del sito, che nel 2012 chiuderà. C'è da sperare?
“Il ministro Sacconi è il più attivo, che si è schierato con Marchionne. E l'amministratore delegato non mi pare uno che mantenga gli accordi. È lui che ha promesso un miliardo di investimenti a Mirafiori, ed è lo stesso che dopo aver sottoscritto con noi un accordo per la produzione della 'Lancia Y' a Termini, ha stracciato quell'accordo e spostato la produzione in Polonia. Il ministro e il presidente del Consiglio in quel caso non hanno sollevato grandi contestazioni.
Le proposte le dobbiamo vagliare. Sappiamo chi sono i soggetti interessati, ma non conosciamo né il piano industriale né gli investimenti né il livello occupazionale. Non sappiamo la qualità della proposta e quindi a oggi non è stato possibile giudicare”.

Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, ha detto che nel caso di un 'no' sarebbe stato necessario 'un incontro delle istituzioni locali con il governo per riprendere in mano la situazione' non doveva accadere già molto tempo fa?
“Con l'organizzazione chiediamo da tempo di andare a Palazzo Chigi. Il piano industriale della Fiat non è mai stato esposto in maniera chiara”.

Gli operai a Termini Imerese come hanno vissuto il referendum?
“È stato sentito, dagli addetti, dai dipendenti lavoratori, da chi sta in catena di montaggio. La gente sa che se fosse stato un voto libero non ci sarebbe stata partita. Ridurre le pause in catena di montaggio è molto dura”.

Che clima si respira tra i lavoratori di Termini Imerese in questo momento?
“C'è attesa e preoccupazione. Aspettiamo l'ennesimo incontro con il ministro, consapevoli che la data in cui la Fiat se ne andrà da Termini si avvicina ogni giorno che passa. Manca meno di un anno ormai e ritengo che debbano essere date immediatamente certezze occupazionali perché una perdita in questo senso sarebbe disastrosa in questo territorio”.


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