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La corte dei conti

Sanità, danno da trenta milioni
Contestazione per quattro manager


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buco, sanità, trenta milioni, Cronaca
Un danno di oltre 30 milioni. E' quello che la Procura regionale della Corte dei conti ha contestato a quattro manager della sanità siciliana che avrebbero consentito, violando i loro doveri di controllo, il pagamento di tariffe gonfiate anche del 400 per cento alle cliniche di Michele Aiello, indicato come prestanome di Bernardo Provenzano. A conclusione di un'indagine condotta dai carabinieri dei Nas e dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, i magistrati della Corte dei conti Guido Carlino e Gianluca Albo hanno citato in giudizio gli ex direttori generali dell'Asl 6 di Palermo, Giancarlo Manenti e Guido Catalano e i dirigenti della stessa Asl Salvatore Scaduto e Lorenzo Iannì.

Saranno giudicati il 16 giugno 2011 dalla sezione giurisdizionale presieduta da Luciano Pagliaro. Durante l'istruttoria, e in vista del giudizio di responsabilità erariale, ai quattro manager erano già stati sequestrati beni immobili, depositi bancari, conti correnti con titoli e polizze sulla vita. L'indagine della Corte dei conti ha preso le mosse dall'inchiesta della magistratura ordinaria sulle talpe alla Dda nella quale è coinvolto Aiello, condannato per mafia in appello a 15 anni e sei mesi. Aiello era considerato il "re" della sanità privata siciliana. Con le sue cliniche Villa Teresa e Atm (Alte tecnologie medicali) di Bagheria aveva ottenuto dalla Regione, all'epoca del governo guidato da Totò Cuffaro, una convenzione con tariffe giudicate eccessive per prestazioni di radio terapia in regime di assistenza diretta negli anni 2002 e 2003.

A quel tempo il quadro normativo sui rimborsi delle prestazioni era stato modificato. Con il passaggio dall'assistenza indiretta alla diretta era stato previsto il rimborso dal servizio sanitario nazionale solo per le prestazioni inserite in uno speciale tariffario, il cosiddetto 'nomenclatore'. Nello stesso periodo, le strutture di Aiello erogavano prestazioni di altissima specializzazione che, non essendo ancora inserite nel nuovo tariffario, non potevano essere rimborsate. Secondo l'accusa, l'ex direttore generale Manenti, d'accordo con Aiello, avrebbe firmato un provvedimento nel quale attribuiva a Iannì, dirigente del distretto sanitario di Bagheria, la delega a concordare con l'ingegnere le tariffe di rimborso per cinque tipi di prestazioni specialistiche, in attesa dell'eventuale futuro inserimento di quelle prestazioni nel nuovo tariffario. In sede penale, per questa vicenda, Manenti è stato condannato per abuso d'ufficio a 4 anni e mezzo con Aiello e Iannì. Nel giudizio davanti alla magistratura contabile la Procura regionale ha allargato l'area delle responsabilità dei manager e hanno individuato "gravi negligenze" di Salvatore Scaduto, all'epoca responsabile del Dipartimento cure primarie, e di Guido Catalano suceduto a Manenti alla guida dell'ex Asl 6 di Palermo. Manenti era stato intanto nominato direttore generale dell'ospedale "San Giovanni Di Dio" di Agrigento ma ha dovuto lasciare l'incarico dopo la condanna penale.


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