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La lettera del rettore

"Una riflessione comune
senza condanne pregiudiziali"


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rettore, roberto la galla, università, Cronaca
Il padre del dottorando suicida, Claudio Zarcone, ha reso nota una lettera del rettore Roberto Lagalla in cui è scritto: "Comprenderai, però, che nessuna istituzione può essere chiamata ad ammettere, senza repliche, colpe che non sempre ha e che, in ogni caso, devono essere dimostrate in relazione alle specifiche situazioni, al di là delle ovvie ed abusate accuse di circostanza che trovano facile consenso ma che finiscono con il discreditare immeritatamente la stessa istituzione alla quale tu ritieni di rivolgerti, con interlocuzione privilegiata, per ottenere un riconoscimento che mantenga viva la memoria di tuo figlio". "Per l'affetto che ti porto - prosegue - e per la volontà di comune iniziativa, che intendo confermare, ritengo che il tragico destino di Norman debba costituire piuttosto un'occasione di comune riflessione sul futuro dei giovani: una riflessione alla quale non è estranea neanche quella classe politica che ritiene di pulirsi la coscienza addebitando ogni presunta responsabilità al mondo accademico. L'Università italiana e, nel caso specifico, l'Ateneo di Palermo non meritano condanne pregiudiziali e non si possono chiedere pubbliche abiure in nome di una giustizia che, nel caso specifico, verosimilmente nessuno ha violato, almeno scientemente e consapevolmente". "Ti pregherei piuttosto e se lo riterrai - ha concluso - di formulare accuse precise e circostanziate nei confronti di eventuali ed individuati responsabili: questi ultimi potrebbero legittimamente difendersi e la verità scaturirebbe da un giusto contraddittorio. In questo caso, metterei in atto tutti gli strumenti ispettivi e sanzionatori per l'accertamento e la condanna dei fatti denunciati".


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