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Il caso Caltagirone

Mattarella: "Accordo di palazzo"
Piro: "Un errore politico"


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Non si fermano le polemiche sulla consultazione del Pd a Caltagirone, che ha visto stravincere i 'no' al sostegno al governo Lombardo con percentuali bulgare. A dire la sua sull'argomento caldo tra i corridoi del Pd è questa volta il deputato regionale Bernardo Mattarella, che ha commentato: “La massiccia partecipazione alla consultazione popolare indetta legittimamente dal Partito democratico a Caltagirone ed in sette comuni della provincia di Enna conferma ancora una volta che la base del Pd siciliano, quando ha la possibilità di esprimersi, boccia sonoramente l’incomprensibile sostegno ad un presidente della Regione che dal 2008 non si è mai occupato concretamente dei problemi dei siciliani concentrandosi esclusivamente su una gestione lottizzata del potere tipica del centrodestra”.

“Chi nel Partito democratico, rinnegando l’esito delle primarie e del congresso regionale, persevera su una linea politica di mera subalternità all’onorevole Lombardo – ha continuato il deputato – abbia il coraggio di indire in tutto il territorio siciliano la consultazione prevista dallo statuto, aperta a tutti gli elettori del Pd. Sfuggire al giudizio dei cittadini dimostrerebbe che il rapporto con Lombardo non ha alcuna prospettiva elettorale ma è soltanto un accordo di palazzo limitato alla durata della legislatura”.

E ancora, a dire la sua è intervenuto anche Franco Piro, responsabile regionale economia del Pd e componente della direzione regionale. Secondo Piro, “la grande affluenza dei cittadini alle consultazioni di base indette nei comuni dell’ennese ed a Caltagirone, è un elemento confortante, che dovrebbe esortare i dirigenti del Pd a non avere paura di un confronto serio e democratico con la base su questioni decisive come il sostegno al presidente della Regione Lombardo".

"La decisione del segretario Lupo, pertanto, si conferma ancor più come un errore politico oltre che un atto fuori dalle regole – continua l’esponente democratico – Secondo lo statuto siciliano del Pd, infatti, si può procedere a commissariare un organo, per altro direttamente eletto dagli iscritti in un regolare congresso, solo per gravi e ripetute violazioni dello statuto o del codice etico e soltanto a seguito di una decisione assunta dalla maggioranza assoluta della direzione regionale. È evidente che nel caso di Caltagirone non si riscontra alcuna di dette fattispecie. Farebbe pertanto bene il segretario regionale a revocare in autotutela il provvedimento e restituire la vita del partito ad un confronto reale sul merito delle questioni”.


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