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2011, odissea nel carcere


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Adesso facciamo uno sforzo. Tendiamo l'orecchio e ascoltiamo le voci che provengono dal muro, oltre le sbarre. Sono le voci di puttane e puttanieri, di assassini che ucciderebbero ancora, di innocenti, di ragazzi, di stupratori, di pedofili, di magnacci, di esseri umani. Abbiamo risolto il nostro rapporto con la colpa e con il male, con l'indifferenza. Abbiamo inscatolato la faccia oscura nel cuore di un inferno che stia ben lontano dagli occhi. E non sentiamo pietà, né ragioni. Il carcere è la forca non detta, eseguita nella prassi, negata da una teoria che discetta pomposamente di "rieducazione". Ma se si può nutrire l'illusione di separare da noi la colpa (e l'innocenza incolpevole), più difficile è un giudizio meditato sulla sorte dei colpevoli (e degli innocenti smarriti).

Tremendo è il compito di chi deve pesare la cattiveria degli uomini carnefici e la sofferenza di coloro che sono stati presi al laccio, vittime dei loro stessi errori. Esiste una stradina di mezzo tra la condanna senza requie e il perdonismo, tra il considerare i carcerati tutti reietti da bruciare o tutti fratelli da scusare, con gli evidenti scompensi degli opposti eccessi? Forse sì. Basterebbe ricordarlo:  il detenuto è soprattutto un cittadino, con i suoi diritti. Ogni condizione afflittiva andrebbe dosata al centesimo. Nessuna punizione dovrebbe trasformarsi in tortura. Invece è la contraddizione del nostro tempo alla luce delle torce e dei cappi. La chiamiamo giustizia, però sappiamo che è tortura. E questo soddisfa la fame di forca che giorni iniqui hanno seminato in noi.

Tuttavia, noi di Livesicilia crediamo nelle persone e nella speranza. Conosciamo il potere delle parole. Alle volte, un avverbio giusto spara più lontano di un cannone. Per noi il 2011 sarà l'anno delle carceri in Sicilia, in collaborazione - se loro vorranno - con i Radicali Italiani, portabandiera di una battaglia che riguarda il nome della nostra dignità. Denunceremo, proporremo, scriveremo tanto sull'argomento. Il carcere di una comunità civile non può avere il volto dell'inferno in terra.


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