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Giuseppe Savagnone

"Voi occupate, ma Berlusconi vince"

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"La politica detta lo spartito, ma la musica la fa la scuola". Ecco perchè secondo Giuseppe Savagnone, 66 anni, di cui almeno 40 passati tra i banchi dei licei ad insegnare filosofia, "le cose devono cambiare dall'interno, dal basso". E ai professori e agli studenti più lucidi, fa arrivare una sorta di appello: attenti alle solite forme di protesta, "dopo questi anni di occupazioni Berlusconi ha avuto un consenso fortissimo. Ma allora dove sono questi occupanti?".

Si legge in un suo editoriale che le occupazioni non le vanno giù. Perchè?
"Premetto che non sono molto d'accordo con la linea culturale e politica di questo governo. Ma l'occupazione è uno strumento usato e abusato da quasi 40 anni. Ad ogni passaggio novembre-dicembre torna questo rito. Questa volta sono anche più gravi i motivi della protesta. Ma quella dell'occupazione diventa l'abitudine della protesta. In primo luogo è un metodo assolutamente sganciato da ogni diffusa coscienza politica e una palestra del qualunquismo. Alla massa delle persone che fa occupazione, se poi se ne chiedono le motivazioni, nessuno sa rispondere. In secondo luogo molti hanno in testa solamente slogan. Con fatica a lezione si riesce a far leggere il giornale agli studenti, specie a quelli che poi animano l'occupazione e questo è desolante. Purtroppo ci si agita moltissimo per esorcizzare la formazione di una reale coscienza politica più che per esprimerla. I più acerbi sono accanitissimi. Dopo questi anni di occupazioni Berlusconi ha avuto un consenso fortissimo. Ma allora dove sono questi occupanti?".

I ragazzi affermano che l'occupazione è un punto di partenza, una sorta di laboratorio, dove c'è la possibilità di diffondere informazione e coscienza politica.
"Non sono espressione di una crescita politica. Si scatena la questa parentesi dell'occupazione, che una volta finita si trasforma sempre nello studio più becero, perchè l'occupazione ha tolto tempo e parte la corsa al voto. Invece di fare un carnevale dove la maggior parte se ne sta a casa, se si attuasse un cambiamento reale del percorso scolastico, allora non si avrebbe solo la crescita di tipo umano che può avvenire durante l'occupazione, ma anche una crescita di tipo politico. Inoltre, l'unica cosa che stia facendo notizia è l'occupazione dei monumenti, ma adesso non voglio entrare nel merito, voglio parlare delle occupazioni scolastiche".

Ma gli studenti fanno spesso molta fatica a confrontarsi con i professori. Forse è per questo che si richiudono sulle occupazioni, quelle che da come le descrive appaiono contenitori vuoti?
"Io sono molto critico verso la maggior parte dei miei colleghi, come lo sono anche un po' verso me stesso, naturalmente. Ma molti professori hanno abbandonato l'idea di costruire qualcosa. Molti altri un ideale non ce lo hanno mai avuto. Il professore è divenuto istruttore, non è più un punto di riferimento. La maggior parte di loro vota Berlusconi: un segno di barbarie politica perchè frutto di un vuoto di idee politiche, di questo pauroso populismo.  Il corso degli eventi testimonia la costanza della ragione. Spero che almeno una minoranza ragioni in maniera più profonda. La Gelmini si è specializzata in slogan, come il "Governo del fare". Ma se i ragazzi vanno avanti a slogan pure loro, non si costruisce un'opposizione seria. Anche se la riforma non passa è la vittoria di Pirro perchè il 90% di questi studenti non avrà capito. Ci vuole un lavoro politico serio, una reale contestazione".

Quando si parla di cambiare una società dove il problema sta nella scuola, è quasi un cane che si morde la coda.
"Più che nelle riforme dei ministri, credo in noi professori. Nessuna riforma cambia la mentalità. La politica detta lo spartito, ma la musica la fa la scuola. Le cose devono cambiare dall'interno, dal basso".

Il suo diventa un appello ai professori dunque?
"Ai ragazzi con un pò più di lucidità, che riescono a capire e ai professori".


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