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Il Garibaldi

Riccardo: "Mi rubano il futuro"

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Riccardo Zerbo, rappresentante Liceo Classico Garibaldi, cosa ti ha spinto a scendere in piazza?
"Il motivo primario è il danno che stanno arreccando al nostro futuro e al futuro delle prossime generazioni. La disparità che si verrà a creare tra le classi sociali con i tagli alle borse di studio".

Tu senti imminente questo pericolo, sei all'ultimo anno?
"Sì, sono all'ultimo anno ma anche gli studenti del secondo, del terzo e del quarto anno devono mobilitarsi. Se vogliamo cambiare le cose nessuno lo può fare al posto nostro. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità".

Manifestando si è accresciuta o si è indebolita questa spinta al cambiamento?
"La convinzione si è rafforzata. In un primo momento ti senti solo. Noi del Garibaldi poi siamo stati i primi ad occupare quest'anno. Poi per l'opinione pubblica non conta la qualità ma la quantità. Ma i ragazzi che sfilano per le strade sanno per cosa stanno combattendo. Si sta creando una società consapevole".

Quindi le vostre mobilitazioni mirano anche oltre le mura scolastiche.
"Manifestiamo anche per lo Stato di diritto che è lo Stato Italiano. Ho scritto uno striscione che recita "I soldi per l'istruzione esplodono in Afghanistan". E questa è una contraddizione forte all'interno di uno Stato. Come fa una nazione a spendere 13 miliardi per le missioni militari e a tagliarne nove all'istruzione? È guidare una Porsche e vivere in una bettola. Ci sono controsensi dettati da interessi politici volti a rafforzare le lobby".

E tu sei convinto che tutto ciò potrà cambiare?
"Sono assolutamente convinto. E poi anche se il Ddl dovesse passare di sicuro non smetterò di esprimere il mio dissenso, dal momento che, se non lo fai, hai già perso in partenza".


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