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Le voci della protesta

La dura lotta di Sara:
"Non voglio perdere la speranza"

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, Cronaca
Sara Jaralla, studentessa Liceo Classico Umberto I, t
u non sei proprio una rappresentante ma sei sempre in prima fila ai cortei e nelle organizzazioni. Cosa ti spinge a farlo?
"Non occorre essere rappresentanti e per prendere posizione. Dipende da ciò in cui crediamo. Io credo realmente nella lotta dal basso. Credo nel riscatto sociale, e nutro speranza e voglia di fare. Per stare bene con me stessa ho bisogno di mobilitarmi di fronte al degrado: ci sono senza casa, gente che lavora ma non guadagna abbastanza. È in atto una crisi sociale. Il dovere di lottare è di tutti. Spinoza aveva una concezione dello Stato come frutto di aggregazione dei cittadini, come risultato di questa aggregazione".

Cosa intendi per lotta?
"Lotta non è solo uno scontro fisico. È una reazione al conflitto. Per me significa fare controinformazione di fronte all'immensa censura che c'è. Occorre diffondere la percezione reale di chi realmente vive ai margini della nostra società".

Un carico importante per chi è solo uno studente.
"Si pensa che il ragazzo, dato che non contribuisce al fabbisogno della nazione, non abbia importanza".

Voi giovani siete il futuro, si sente spesso dire. E il presente quando?
"A Palermo non abbiamo spazi di ritrovo, spazi di aggregazione. E chi sta nei centri sociali viene discriminato perchè non segue 'le mode'. Noi non abbiamo un futuro certo, ma abbiamo un presente vuoto. Siamo bombardati quotidianamente dalla televisione, da veline e altre sciocchezze. Dico di no perchè non voglio che la mia vita sia vuota. Voglio avere tutte le possibilità che un giovane dovrebbe avere".

Al di là della scuola quindi è questo che ti spaventa di più ed è per questo che manifesti?
"Tutto in genere viene visto da un punto di vista individualista.  Io penso al presente di un'intera società. Siamo dei ragazzi, siamo una collettività e chi la governa è espressione di un degrado totale".


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