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Stragi, la portavoce delle vittime

"Lo Stato non è con noi"

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georgofili, giovanna chelli, stragi '93, Cronaca
Non ci sono solo le telefonate in diretta di Berlusconi, l'orecchino di Vendola, i manifesti di Bersani, le inquietudini del Pd, l'imbarazzo per un presidente di Regione inquisito e i gol del Palermo.
C'è un'altra storia che si lascia raccontare col profilo affilato e la voce squillante di una donna. Lei si chiama Giovanna Maggiani Chelli. Da tanti anni la conosciamo come portavoce delle vittime della strage di via Georgofili, orrendo scempio di mafia. La signora Giovanna ha attraversato il tempo e il Paese, portando nelle sue braccia forti un'inesausta richiesta di decenza e giustizia. La seconda forse arriverà. La prima è stata calpestata ieri, senza che ci fosse l'eco mediatica necessaria. Lo Stato non si è costituito parte civile al processo per le stragi del '93. Segue bollettino di alibi e di rimbalzi di responsabilità. Chiami Giovanna nella sua casa toscana. Ha appena finito di parlare con l'Unità, prima di accettare una chiacchierata con Livesicilia.it.

L'esordio è cauto, moderato: "Guardi, sto seguendo questi incredibili lanci di agenzia per capire quello che è successo. Non voglio pensare a una decisione a tavolino, apposta. Non ci credo". Pausa. "Credo che sia stata soprattutto negligenza. Ma come hanno potuto peccare di negligenza? Come si scorda una strage? Alla fine tutti ricevono qualcosa, pure i mafiosi. Solo le vittime restano abbandonate, inascoltate". Le sussurriamo che non è una novità nell'Italia che conserva la memoria solo se è distillata in gocce di retorica e manipolata, pronta per l'uso. Se i ricordi hanno risvolti acuminati, punte aguzze, la pietra tombale del silenzio è il rimedio per le cattive coscienza. Forse l'indifferenza è peggio della protervia. Di sicuro, le vere vittime appartengono - nel teatro della retorica lacrimevole - di diritto alla categoria antica e sdoganata dei "rompicoglioni".

Giovanna continua. Il tono alto della voce è diventato scuro: "Lo Stato non entra nell'aula del tribunale. Magari qualche boss come Giuseppe Graviano si sta fregando le mani. Noi siamo le vittime. sempre. Abbiamo creduto nello Stato e l'avremmo voluto accanto nel nostro cammino, a fianco, con noi. Il messaggio è chiaro. Forse dobbiamo ritenere che allo Stato non gliene possa fregare di meno? Lei che dice?".
C'è poco da dire, ma c'è tutto da raccontare. Anche l'indifferenza che ha accompagnato la notizia è un segno. Ci sono stragi che piacciono, che suscitano emozioni, che si vendono. Altre restano immobili sugli scaffali. Nessuno le vede, nessuno le afferra mentre passa accanto col suo carrello della spesa, nel grande magazzino dei buoni sentimenti.


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