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Sonia Alfano

"L'antimafia divisa dei divi"


, Cronaca
Nelle favole esistono i buoni e i cattivi, il regno del bene contro quello del male, i confini sono netti e se c’è un inganno viene ben presto svelato. Nella vita reale però è un po’ diverso, i confini si fanno più labili e anche l’esito della lotta tra i due regni non è scontata. Può capitare così che i buoni perdano di vista il proprio obiettivo e inizino a litigare tra loro per chi ha l’armatura più bella, per chi è più bravo e buono concedendo terreno agli avversari.

Succede questo, secondo l’europarlamentare Sonia Alfano, nella lotta tra criminalità organizzata e antimafia. “Oggi – spiega l’esponente Idv in un’intervista a Livesicilia – la mafia si presenta come un sistema coeso e unito. Ha obiettivi chiari e per raggiungerli non si perde in inutili rivalità, non ci sono le lotte tra ‘prime donne’ come invece accade nell’antimafia”.

Un giudizio lucidamente amaro quello della figlia di Beppe Alfano, ucciso dalla mafia nel 1993 come “punizione “per le inchieste giornalistiche scomode. “L’antimafia ha difficoltà a decollare – sottolinea – anche per le troppe rivalità, per l’eccesso di passerelle, per l’egoismo di chi vuole essere protagonista a tutti i costi. Se tutti noi, tutte le associazioni, i partiti, avessimo messo da parte l’ego non saremmo in queste condizioni. Invece quelli che lottiamo per davvero, facendo fronte comune, spesso veniamo criticati perché ‘estremisti’”.

 “Faccio un esempio: solo poche associazioni – prosegue - hanno aderito al presidio organizzato dal popolo delle Agende Rosse davanti ai Tribunali di Milano, Firenze, Roma e Palermo per esprimere l’appoggio ai magistrati che indagano sulle stragi del biennio ’92-93 e in particolare al sostituto procuratore Di Matteo”.

Quello dell’antimafia secondo Sonia Alfano “è diventato un ‘carrozzone’ su cui tanti salgono… ma in che modo? Quando si deve dire che Riina, Provenzano, ‘Sandokan’, Iovine, sono dei criminali e devono stare in carcere siamo tutti bravi. Quando c’è da prendere le distanze da chi ha incarichi pubblici, ma allo stesso tempo risulta coinvolto in inchieste o procedimenti penali, tutto cambia. Allora no, non si parla. Si preferisce tacere per non rinunciare a questo o quel contributo, a questa o quella passerella con il politico di turno anche se magari ha le mani sporche. Quante sono le associazioni che dicono di no alle occasioni di visibilità, che non temono di restare fuori dal giro delle sovvenzioni?”.

Secondo la responsabile del dipartimento antimafia dell’Italia dei Valori “dal 1992 al 1996 c’è stato un fermento reale nella lotta a Cosa nostra. La gente era arrabbiata e non si faceva imbavagliare. Poi tutto è degenerato”. “L’antimafia – sottolinea Sonia Alfano – deve recuperare lo spirito originario, affrontare le questioni spicciole come i problemi di quei commercianti che dopo avere denunciato i propri aguzzini non hanno ottenuto alcun aiuto da parte dello Stato o delle associazioni. Io ho scelto di impegnarmi in prima persona e, ad esempio, sono relatrice all’Europarlamento di una relazione sulla criminalità organizzata nell’Ue. La mafia è un fenomeno globale ed è fondamentale che i Paesi dell’Unione abbiano un sistema di regole condiviso per il contrasto, altrimenti non si è in grado di fronteggiare i criminali. Non ha senso mostrare le lacrime durante le manifestazioni organizzate il 23 maggio o il 19 luglio (anniversario della morte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ndr.) se poi si è condizionati dalla politica . Se non riusciamo a recuperare la vera identità dell’antimafia è difficile che le cose cambino”.

“Le mie – conclude Sonia Alfano – sono parole spesso scomode, lo so. Lo sono da sempre. Ma dico quello che penso e vado avanti a testa alta. Posso dire che l’associazione dei familiari vittime della mafia non ha mai avuto contributi, non tutti possono farlo”.


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