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I punti toccati dal presidente

L'arringa di Lombardo:
"Nessun patto scellerato"


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Per un pomeriggio, lo psichiatra Raffaele Lombardo ha vestito i panni dell’avvocato. Di se stesso. E ai siciliani che lo guardano in diretta tv dice quello che avrebbe voluto raccontare ai magistrati catanesi che lo indagano per concorso esterno. E che per il momento non hanno intenzione di ascoltarlo.Un discorso lungo, infinito, nel quale il governatore sembra sforzarsi di essere meno fumoso del solito, centrando l’obiettivo solo in parte. Lombardo risponde punto per punto alle obiezioni sollevate dalla stampa in questi giorni e precisa: "Resto al mio posto". Solo una volta si accalora, all’inizio. Solo una volta dà l’impressione di arrancare,alla fine, quando un cronista tira in ballo il mistero della radiografia a suo fratello, ricoverato, secondo un pentito dopo un pestaggio, che invece i Lombardo brothers negano.

Il punto centrale dell’arringa lombardiana è penale più che politico: non ci fu patto coi boss, non ci sono state contropartite. E Lombardo sa bene che è tutta qui la discriminante affinchè si possa o meno parlare di concorso esterno. "La verità è che questi favori, queste contropartite, questi patti non ci sono stati. C'e' al contrario questa mia condizione di impenetrabilità al malaffare. Qui si tratta di persone che chiacchierano tra loro e mi rivologno parolacce e insulti da vergognarsi. Non c'è stato alcun patto o alcuna contropartita: e allora, questa gente fa beneficenza o c'è da mettere in discussione tutto questo costrutto?". I magistrati questo lo sanno già, in qualche modo lo hanno anche detto: allo stato, riuscire a provare un patto non è possibile. Restano le ombre degli incontri con personaggi più che ambigui. Alcuni dei quali, Lombardo ammette di conoscere. Ma precisando, da subito che si tratta di uomini "il cui rapporto con me inizia in politica". A partire da Rosario Di Dio, arrestato nel blitz catanese per mafia, che, intercettato, parla di un incontro notturno con Lombardo in casa propria. "Non ho idea di dove abiti, non ci sono mai andato - ha detto il governatore in conferenza stampa -. Conosco questo signore perché nei primi anni '90 è stato consigliere comunale, assessore e anche sindaco del comune di Castel di Judica". E l'incontro notturno? E' avvenuto, ammette Lombardo, ma fortuitamente, nel distributore di benzina gestito dal Di Dio. "Era il sabato prima del voto per le Europee, era l'una di notte e il suo era l'unico distributore aperto in zona. Sono entrato, ci siamo incontrati e abbiamo parlato, ma sono andato lì per trovarlo o per chiedergli alcunchè. Non correvo nessun rischio per l'elezione, non dovevo scavalcare nessun altro candidato", aggiunge Lombardo.

Lombardo nega invece di conoscere Vincenzo Aiello, capomafia della provincia di Catania: “Non ho idea di chi sia, non gli ho mai chiesto un voto né un euro. Se un dare avere c’è stato certamente non ha interessato me”. Dei soldi del “Pigno”, insomma, il governatore non sa nulla. E poi, dice Lombardo, la mafia i soldi non lidà, li prende. Quanto al geologo Giovanni Barbagallo, Lombardo ha detto di conoscerlo “perché è un affermato professionista, consulente di grandi aziende e Comuni”. A lui Lombardo dice di non aver fatto alcun favore: “Magari andava dicendo in giro ‘sono amico di Lombardo’ per realizzare dei lavori, ma quanta gente lo fa a mia insaputa?”. C’è poi il capitolo relativo a Vincenzo Basilotta, imprenditore condannato. Lombardo dice di conoscerlo in quanto suocero di un consigliere comunale di Castel di Judica, Gaetano Anastasi, e perchè confinante col suo terreno in campagna. “Anastasi mi viene a trovare in campagna e un paio di volte porta con sé anche il suocero”, dice Lombardo. Suocero che partecipa a una riunione elettorale, organizzata in un ristorante, ricorda Lombardo, dal sindaco Pirotti. “Ho parlato, ho stretto qualche mano, tutto qui”. Incontri fortuiti, non cercati e non voluti, ripete più volte Lombardo.

Quanto a Raffaele Bevilacqua, Lombardo ha detto che lo portò a casa sua una mattina Salvatore Bonfirraro. “Se avessi voluto incontrarlo di nascosto non gli avrei dato appuntamento alle otto di mattina a casa mia, che a quell’ora è molto trafficata da gente che va al mercato”. Certo, all’epoca, era il 2003, non si poteva non sapere chi Bevilacqua fosse. Ma Lombardo spiega: “Mi pose un problema umano grave, quello del figlio che aveva presentato una domanda per lavorare all’aeroporto. Figlio che poi non fu assunto. Io, se posso aiutare il figlio di un uomo che ha questa storia, anche per sottrarlo dalla tentazione di seguire una brutta strada, lo faccio. Oggi non lo farei più”.
Sollecitato dai giornalisti, Lombardo parla anche del pranzo a cui avrebbero preso parte uomini d’onore catanesi e suo fratello Angelo, deputato Mpa, anche lui finito nell’indagine catanese. “Barbagallo e la moglie mi invitarono a questo pranzo in campagna da loro. Io non volevo andare, ma mio fratello poi mi venne a trovare insistendo, perché disse che Barbagallo aveva già preparato cacciagione e altro e ci sarebbe rimasto male. Fui io a chiedergli di andare a lui, che andò lì con sua moglie al sesto mese di gravidanza. C’erano 12-15 persone, con consorti: se questo è il grande vertice del gotha della malavita…”.

Sempre rispondendo ai giornalisti, Lombardo ha parlato dell’episodio del presunto pestaggio del fratello Angelo, circostanza smentita dai fratelli Lombardo: “E’ andato in ospedale per una crisi ipertensione. Pensate che dal direttore sanitario, a scendere, infermieri, tecnici e quant’altro, tutti avrebbero rischiato di perdere il posto e la libertà per me?”. La stessa linea che Lombardo conferma, ma tradendo un minimo d’affanno (forse anche per la stanchezza, parlava da più di un’ora e mezza)  anche per quanto riguarda una radiografia alla spalla alla quale sarebbe stato sottoposto in quella circostanza il fratello. Radiografia che con l’ipertensione non c’entrerebbe molto. “Ma voi pensate che un presidente della Regione se voleva fare una cosa di nascosto non trovava un radiologo amico che procedeva con riservatezza? E se si voleva nascondere qualcosa, non si poteva scrivere in quel referto che era una radiografia ai polmoni, compatibile con l’ipertensione? Se ci fosse un minimo dubbio, si sentano tutte le persone dell’ospedale, non penserete che mentano tutte?”. Quanto alle cartelle cliniche ritirate dal fratello Lombardo ha risposto che Angelo lo ha fatto per difendersio e presentare querela contro  chi aveva scritto del presunto pestaggio fantasma.
Finisce così la lunga arringa di Lombardo. E si apre ora il dibattito, sui media e soprattutto nei partiti. Aspettando, com’è ovvio, le prossime notizie da Catania.


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