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L'imbarcazione fu attaccata dai libici

Il comandante del motopesca Ariete:
"Lo Stato si è dimenticato di noi"

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ariete, mazara del vallo, peschereccio, sicilia, Cronaca
"Siamo stati dimenticati. Abbandonati dalle istituzioni che non hanno saputo garantirci la possibilità di lavorare". Inizia così il racconto di Gaspare Marrone, il comandante del motopeschereccio
"Ariete" mitragliato nel canale di Sicilia lo scorso 12 settembre da una motovedetta libica donata dall'Italia al Paese del colonnello Gheddafi. Marrone parla dei suoi ultimi due mesi; da quando cioè i riflettori dei media si spensero definitivamente su una vicenda che per alcuni giorni fu al centro di un animato dibattito nazionale. E sulla quale è calato, forse troppo presto, il silenzio.

"Essendo rimasti senza peschereccio - dice -, sia io che il mio equipaggio siamo stati licenziati. Qualcuno dei miei uomini è riuscito a trovare un'altra occupazione nel frattempo, ma per me, da quel giorno, è cominciato un vero e proprio incubo, quello dell'incertezza. Dell'impossibilità di portare a casa qualcosa con cui sfamare i miei tre figli".

Gli esami dei Ris di Messina accertarono che l'Ariete fu colpito da oltre trenta colpi sparati ad altezza d'uomo dalla motovedetta libica, a bordo della quale c'erano anche alcuni finanzieri italiani. "L'armatore l'ha rimesso in sesto - spiega il comandante - e poi l'ha venduto all'estero, in Eritrea. Per noi non c'era un'altra barca e siamo rimasti a terra".

La Procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta su quella vicenda, e sia il comandante che gli uomini sono stati ascoltati dai magistrati: "Io e i miei uomini siamo stati sentiti interrogati, ma poi non ci hanno fatto più sapere nulla. Ripeto, dopo il clamore sollevato i primi giorni, poi siamo stati dimenticati da tutti".

Nel giugno del 2008 il comandante Marrone si distinse per aver recuperato a bordo dell'Ariete 27 extracomunitari intercettati a bordo di una "carretta del mare", in una circostanza che costò la vita ad altri 13 clandestini. "A maggior ragione fa male il comportamento assunto dallo Stato nei nostri confronti - sottolinea Marrone -. Ovviamente quello non è un gesto che si è fatto per avere un premio in cambio. Lo si è stato fatto perchè la vita è sacra".

L'attacco all'Ariete ripropose, ancora una volta, il tema della sicurezza delle imbarcazioni della flotta di Mazara del Vallo operanti nel canale di Sicilia, e dei particolari rapporti che legano Italia e Libia in quel particolare tratto di mare. Nei giorni immediatamente successivi all'accaduto, in tanti dal Palazzo annunciarono la volontà di trovare una soluzione ad una questione che si ripete da sempre. Un auspicio rimasto tale secondo il comandante del motopeschereccio mazarese, e mai divenuto realtà: "Non è cambiato nulla. La situazione è tale e quale a prima. I buoni propositi di cambiamento annunciati dopo il nostro episodio si sono persi. Evidentemente - conclude - sono troppo grossi gli interessi che ruotano attorno a quella zona del canale di Sicilia".


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