Live Sicilia

L'editoriale. Perche' si deve autosospendere

Il presidente sotto scacco
e l'unica via per chiarire


angelo lombardo, d'agati, francesco foresta, raffaele lombardo, Politica
L'ultimo post sul suo blog è datato 11 novembre: "Contro di me un processo mediatico". E quello precedente, del 5 novembre: "Scarti d'indagine per destabilizzare la Sicilia". E quello ancora prima, del 4 novembre: "I legali: Lombardo vittima dell'odio criminale". Lo tsunami giudiziario che si è abbattuto su Catania (50 arresti, 60 indagati, i fratelli Lombardo sotto inchiesta) detta ormai l'agenda del governatore. E' un dato di fatto. Non è una buona cosa. Siamo stati facili profeti. Il 30 marzo scorso, all'alba dell'indagine della Procura diretta da D'Agata, scrivevamo: "Per l'attuale governatore siamo alla prima fase dell'agonia, allo stillicidio che giorno dopo giorno lo azzopperà sempre più, ci aspettano mesi e mesi nei quali Lombardo apparirà come l'anello debole di una coalizione politica sotto ricatto. Se Lombardo crede realmente alla legalità e alla trasparenza, faccia un passo indietro: stacchi la spina e si autosospenda".

L'invito cadde nel vuoto. Nel frattempo, la nebbia che circondava l'indagine dei magistrati si è via via diradata: il rapporto dei Ros racconta di incontri e di incroci pericolosi, di notti trascorse a casa di pluripregiudicati a masticare sigarette e feste lontane da occhi indiscreti con "picciotti" pronti a riscuotere il premio della loro fedeltà in cabina elettorale, di aggressioni mafiose non denunciate e di sospetti movimenti nella segreteria del fratello senatore. Foto, video, intercettazioni che disegnano un quadro inquietante. Accuse tutte da dimostrare, per carità, ma il dossier degli inquirenti pende come una spada di Damocle sulla testa di Lombardo, di suo fratello e della giunta di governo. Da venti giorni non si parla d'altro. Da venti giorni la stampa nazionale (Corriere, Repubblica, Il Fatto, Il Riformista) lede l'immagine della Sicilia raccontando di un altro presidente, dopo Cuffaro, sotto accusa. Da venti giorni il governo è paralizzato dalle indiscrezioni e dalle notizie di stampa.

Si vuole continuare così? Si vuole un presidente sotto scacco, ostaggio di cosa potrà essere pubblicato l'indomani? Di qualche foto o dettaglio compromettente che possa ulteriormente aggravare la sua posizione? Si vuole legare l'attività di governo ad un'inchiesta dei magistrati? No, non si può. Non si deve. Lombardo ha il diritto di difendersi, di gridare la sua innocenza, di chiedere di essere ascoltato in fretta per rispondere punto su punto alle contestazioni. Ma ha anche il dovere di liberare la sua giunta dal cappio dei sospetti. Ha una strada, Lombardo, da poter percorrere: ha messo al governo tante persone perbene, magistrati, tecnici, prefetti. Lasci a loro il compito di proseguire un percorso di trasparenza e legalità. Affidi a Massimo Russo, il suo vicepresidente (seppur non nominato), il timone della barca. Si autosospenda e chiarisca, denunci, contesti. Lo faccia da una posizione di forza, da libero cittadino. E quando avrà in mano la sua archiviazione, quando avrà fatto notificare dai suoi legali le denunce per calunnia a quanti lo accusano, quando avrà diradato ombre e sospetti, a costo di sacrificare magari qualche affetto familiare, quando avrà fatto tutto questo, si ripresenti a Palazzo d'Orleans per riprendersi con dignità ciò che è suo. Il voto di quasi due milioni di siciliani che lo hanno eletto presidente della Regione.


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