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La denuncia: discriminazione contro i gay

Corleone, scoppia la polemica
sull'intitolazione del centro

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Il Consiglio comunale di Corleone ha bocciato la mozione che chiedeva di intitolare un centro sociale del Comune, il ''Santa Lucia'', ex stazione ferroviaria ristrutturata alcuni anni fa, al drammaturgo Nino Gennaro, cittadino di Corleone, morto di Aids nel '95, a 47 anni, i cui testi sono tuttora rappresentati. Il presentatore della mozione, il consigliere del Pd Dino Paternostro, spiega che le ragioni della mancata intitolazione ''sono imbarazzanti''. In aula erano presenti 8 dei 20 consiglieri; 4 hanno votato a favore, 2 contro e 2 si sono astenuti. Affinché la mozione passasse erano necessari 5 voti.

''Giunta e sindaco di centrodestra, dopo aver addottrinato i consiglieri, non si sono presentati. In aula - dice Paternostro - ho sentito di tutto: 'I cittadini non capirebbero, non tanto per la sua omosessualità o bisessualità, ma perché era un drogato'. Posso affermare, per averlo conosciuto, che Nino non ha mai fatto uso di stupefacenti. Quanto al giudizio sulle sue scelte sessuali, c'è da restare basiti''. Gennaro, nella Corleone degli anni Settanta, andava in giro a spiegare che ''non siamo tutti gregari di Liggio''.

Nella città simbolo della mafia creò un circolo che aggregò una ventina di ragazzi, spiegando loro che la capitale di Cosa nostra aveva avuto libertari e antimafiosi come Placido Rizzotto e Bernardino Verro. Una ragazzina di 17 anni, Maria Di Carlo, che frequentava il circolo, denunciò il padre, un medico, che le voleva impedire di farlo, e un pretore condannò il genitore per eccesso nell'uso dei mezzi di correzione. Gennaro fu costretto ad andare via e la ragazza, ormai diciottenne, lo seguì e divenne la sua compagna. Dopo la morte del drammaturgo, soprattutto grazie all'attore e regista Massimo Verdastro, le sue opere tornarono ad essere rappresentate.


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