Live Sicilia

L'inchiesta su Lombardo

L'imbarazzo del Pd
Bindi: "Via dal Governo"


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La bufera in casa Pd si fa sempre più nera. Per quanto i vertici regionali continuino a sperare che torni il sereno sui cieli politici siciliani, l'aria di tempesta, al contrario, è ormai alle porte. Perché dell'uragano Raffaele in avvicinamento se ne sono accorti proprio tutti, soprattutto i vertici nazionali del Pd, che a gran voce chiedono ai siciliani di uscire da questo pantano politico, etico e giudiziario.
“Non è stando solo nella stanza dei bottoni che si allarga l'elettorato del Pd nell'Isola” a dirlo è Rosy Bindi, intervistata nelle pagine palermitane del quotidiano la Repubblica. Il presidente nazionale del Partito Democratico, che da sempre si è detta contraria all'alleanza con Lombardo, oggi è chiamata in causa in difesa della linea sempre più rigida adottata dal 'suo' deputato in sala d'Ercole, Bernardo Mattarella. All'incalzare delle domande di Antonio Fraschilla, la Bindi risponde: “Il Pd al di là degli aspetti giudiziari non può continuare a sostenere un governatore che gestisce il potere in un modo che nulla ha a che fare coi nostri valori”. Pur ammettendo che qualche risultato è arrivato e che “in Sicilia oggi gli esponenti legati a Dell'Utri e Cuffaro, per la prima volta negli ultimi vent'anni sono all'opposizione e che l'Mpa sul fronte nazionale sta rompendo con Berlusconi”, la Bindi conclude l'intervista chiedendo comunque ai democratici siciliani di staccare la spina.
E chissà cosa ne penserà Antonello Cracolici, capogruppo del Pd all'Ars, dell'intervista del suo presidente nazionale e soprattutto del nuovo affondo che arriva dalle pagine del Corriere della Sera e che porta nuovamente la firma di Maria Teresa Meli. L'ultima volta che la Meli si era espressa sul 'caso Sicilia', Cracolici non aveva nascosto il suo disappunto. Oggi l'editorialista del quotidiano di via Solferino torna a parlare dell'imbarazzo dei democratici nell'Isola, citando questa volta il fascicolo redatto dalla Procura di Catania.
Scrive la Meli: “È veramente ancora possibile sostenere la giunta siciliana?”. Tra quelle carte c'è scritto che il governatore e il fratello “avevano stretto un patto illecito con l'organizzazione mafiosa” e si rileva “l'inusuale numero di personaggi del mondo del crimine organizzato che sono venuti a contatto con Raffaele Lombardo.
“Tante, troppe pagine, tante, troppe accuse – scrive ancora la Meli – che hanno lasciato di stucco i dirigenti nazionali del Pd. Da Ignazio Marino che ha tuonato “Non è possibile che da una parte chiediamo, giustamente, le dimissioni di Cosentino e dall'altro sosteniamo il governo Lombardo”; a Walter Veltroni, che più sobriamente invocato la rottura dell'alleanza con la giunta autonomista, fino a Beppe Fioroni.
Ma la novità – conclude infine Maria Teresa Meli – è uno staccamento anche da parte della maggioranza, che arriva per voce di Nicola Latorre, vice capogruppo dei senatori democratici e uomo vicino a D'Alema, il quale richiama alla riflessione: “Chi pensa di scambiare i nostri voti a Palermo con quelli che l'Mpa detiene a Roma – ha detto il senatore – si sbaglia di grosso”.


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