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L'inchiesta di Palermo

Perla-La Russa
Il mistero delle telefonate mancanti

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E' una questione di numeri. Una banale sottrazione alimenta un mistero. Il mistero delle telefonate fra Ignazio La Russa e Perla Genovesi, la narcotrafficante che collaborare con i magistrati di Palermo. L'amica di Nadia Macrì, la escort che racconta dei suoi incontri sessuali con Silvio Berlusconi e altri illustri personaggi della politica. Dichiarazioni tutte da verificare.
I carabinieri di Palermo, il 17 agosto 2006, trasmettono alla procura l'elenco delle telefonate registrate tra la Genovesi e una sfilza di personaggi. Quelle con La Russa sono tredici, ciascuna elencata con un numero progressivo. Un anno dopo, il 23 luglio 2007 il vice questore Gioacchino Genchi, in veste di consulente della procura di Marsala, chiede alla Tim di acquisire i nominativi degli intestatari di diverse utenze telefoniche. Sono entrati tutti in contatto con alcuni personaggi coinvolti o semplicemente citati nell'inchiesta per l'omicidio di Pasquale Taddeo, mafioso trapanese ammazzato tre anni fa e zio di Paolo Messina, arrestato assieme a Perla per traffico di droga. Il numero di La Russa, per altro, è lo stesso presente nell'archivio delle consulenze che Genchi ha svolto per le procure di mezza Italia. Un archivio sequestrato dalla Procura di Roma che ha messo sotto accusa nel 2009 il super esperto per abuso d'ufficio e violazione della privacy. Fra quei numeri, nella relazione del consulente della Procura di Roma, c’è proprio quello del cellulare di La Russa di cui Genchi aveva richiesto alle aziende telefoniche l’intestatario, avendolo rilevato numerose volte fra le chiamate di Perla Genovesi.
Basta fare un raffronto per scoprire che i contatti Perla-La Russa, fra sms e telefonate, sono venti. Sette in più di quelli in possesso dei carabinieri e trasmessi alla Procura. Fra questi, una telefonata di 45 secondi all'una e 38 del 5 aprile 2006, una di 63 secondi alle 22 e 04 del 16 aprile 2006 e una serie di messaggi la notte del primo agosto 2006. Conversazioni che si intrecciano con quelle, sempre di notte, fra Perla Genovesi e Nadia Macrì. Le due ragazze utilizzavano uno dei tanti telefoni che si erano passati di mano. Citiamo solo i contatti in orari lontani da quelli d'ufficio. Che fine hanno fatto le sette telefonate mancanti?
Ce lo chiediamo noi. Se lo chiedono i magistrati. La Russa parla di telefonate ed sms che non c'entrano nulla con l'inchiesta, mentre dice di ricordarsi di Perla come una normale assistente parlamentare. Nulla sa della carriera parallela di Perla Genovesi che ha riempito verbali su verbali. In un passaggio la collaboratrice di giustizia racconta anche un episodio che coinvolgerebbe Antonio Di Pietro. Riferisce che un suo amico, Riccardo Ossola, in contatto con ambienti del Pdl, era a conoscenza dell'esistenza di alcune fotografie che
ritraevano il leader dell'Italia dei Valori in una casa chiusa e in compagnia di minorenni. Di Pietro tuona, smentisce e parla di macchina del fango scagliata contro di lui. Ma chi è Riccardo Ossola? Un trafficante di droga originario di Erice arrestato nel 2003 per un traffico di cocaina dalla Spagna.
E non solo. Il suo nome, anzi un suo vecchio telefonino è risultato in contatto con il diretto della casa di Berlusconi ad Arcore fra il novembre e il dicembre 1995, come è emerso dalla consulenza di Genchi al processo contro il senatore Marcello Dell'Utri.


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