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Giuseppe di Lello a Livesicilia

"Per Saviano la solita invidia italiana"

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(rp) Giovanni Falcone, Marco Travaglio e Roberto Saviano. Tre biografie diverse, con respiri e accenti incommensurabili. Tre uomini, intrecciati nell'ultima polemica. Roberto Saviano che parla in tv della vita solitaria di Giovanni Falcone, del suo percorso di magistrato incorrotto e "antipatico", come capita agli eroi italiani quando sono pure galantuomini. Falcone accerchiato dai poteri infastiditi dai suoi capaci e integerrimi metodi di indagine, campione della buona antimafia. Falcone rinnegato dalla sinistra ai tempi della "scelta romana". "Non mi piace che stai nel palazzo, Giovanni", la critica esplicita di Alfredo Galasso. E altre voci meno coraggiose, meno esposte, che sussurrano maldicenze: Falcone si è venduto a Martelli e alla politica. Dopo Capaci, la resurrezione.

Una storia impeccabilmente raccontata dallo scrittore di "Gomorra" in tv. Poi la bacchettata a sopresa di Marco Travaglio: perché narrare dei martiri "santificati" di ieri. Ci sono i santi di oggi. Robbè, dai, spettinati un po'. Livesicilia si è tuffata nella polemica a corpo morto. Perché ci piace il dibattito e perché interveniamo quando certe posizioni ci appaiono inaccettabili. Marco Travaglio è un giornalista di sicuro valore che spesso - a parere di chi scrive - tracima. Nel caso di Falcone e Saviano, la fuoriuscita dal retto sentiero della critica è stata lapalissiana, sempre secondo un parere a sua volta discutibile.

Abbiamo sentito due che c'erano. Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello, componenti del pool antimafia. Guarnotta, presidente del Tribunale di Palermo: "Abbiamo lavorato insieme con tanta passione, nonostante le resistenze. La ricostruzione di Saviano è accettabile. Giovanni Falcone ha trovato davanti la sua strada dei no che non meritava. Gli hanno detto sempre no, è stato osteggiato. Marco Travaglio è un grande giornalista, non so perché abbia scritto quello che ha scritto. Certo, la sua onestà non può essere messa in discussione. E davvero ci sono magistrati che rischiano la vita".

Giuseppe Di Lello si rammarica: "Non ho visto Saviano, ero in riunione di condominio. Ho ricostruito tramite quello che ho letto. E per quello che ho letto dico che non sono d'accordo con Marco Travaglio. Saviano ha facoltà di parlare di quello che vuole. Certe contrapposizioni mi sanno di invidia italica. La solita invidia italica".


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