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LO SPECIALE. Sicilia, addio?

Partire è un po' partire...


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Che cos'è una partenza? E' un sogno di una mattina da bambino con tuo padre. La tua ombra e la sua ombra, intrecciate a lanciare sassi nel mare. E tu - per una alchimia che non comprendi, ma che affiora e manda un brivido sotto la pelle - diventi quel sasso. Uno, due, tre rimbalzi fino all'immersione nello specchio cupo davanti al moletto di alghe. In corpo la malinconia del distacco e la spugnosa novità della rinascita. Una pietra in tuffo.

I siciliani che vanno via sono sassi nel mare. Uno, due, tre rimbalzi fino alla collocazione, fino all'annegamento in un ruolo che promette fama, guadagni, sopravvivenza. Ma anche in coloro che rimbalzano più in là degli altri, nella fortuna o nel successo, rimane una malinconia sprofondata, la nostalgia di un mattino e delle onde di un inverno nell'isola. Non lo diranno mai, si racconteranno lieti e sistemati per dispetto. Guarderanno con commiserazione i compatrioti in perenne rovello oltre il filo spinato. E dentro coltiveranno, perfino a loro insaputa, una pianta carnivora, un morso di tristezza, una dannazione di figli costretti a lasciare la madre tanto amatissima, tanto bestemmiata.

Livesicilia ha pubblicato la lettera a cuore aperto di Giuseppe sul tema. Sulla partenza dalla Sicilia che è rinascita e morte. Non sarebbe giusto lasciarla cadere nell'acqua dell'indifferenza che lava le pietre, abbandonandole sempre uguali. L'argomento è spinoso. Davvero la scelta conosce solo due registri dello strazio? Davvero non c'è scampo tra la mutilazione dell'addio e la lenta consunzione dello stato in luogo? Forse non c'è finché restiamo sassi fiondati dal destino, se ci rassegniamo al ruolo muto. Sarebbe bello un giorno essere la mano che scaglia.


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