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Gianni Riotta

Non è vero che "cu nesci arrinesci"

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Gianni Riotta, palermitano di nascita, oggi si trova alla guida del giornale Il Sole24 Ore. Nel 2008 le riviste Foreign Policy e Prospect lo hanno incluso nella classifica dei "Cento intellettuali internazionali più influenti al mondo". Ha lavorato presso il canale Radio3 della Rai e Il Manifesto prima di trasferirsi a New York per il settimanale L'Espresso. Dal 1986 al 1988 è stato inviato speciale per il quotidiano La Stampa e, ha poi ricoperto il ruolo di inviato speciale negli Stati Uniti per il Corriere della Sera di Ugo Stille. Per Il Corriere ha varato il primo forum online “Pensieri e Parole”, creando la sezione sondaggi e focus group del sito web. Direttore del TG1 della Rai, dal 2006.

Direttore, che stagione politica da un punto di vista economico-sociale sta vivendo l’Italia?
“Confusa. La maggioranza non riesce a risolvere i suoi problemi. Con l’uscita dal PdL del Presidente della Camera Fini ed, il Presidente Berlusconi troppo preso a risolvere i suoi guai giudiziari, nessun progresso avviene. A questo si aggiunge la posizione di stagno in cui regna l’opposizione”.

Possibili scenari futuri?
“A noi giornalisti tocca fare le analisi. Ricordo che un allenatore di baseball, diceva che non bisogna mai fare previsioni”.

E la Sicilia?
“Seguo la politica siciliana, ma non conosco così bene le vicende per poterne entrare in merito. E’ certo che la azione di sviluppo della legalità sta portando la Sicilia ad una svolta, se si vuole anche culturale. plaudo al Presidente di Confindustria Ivan Lo Bello, per la sua azione di contrasto all’illegalità. Uno storico presidente di Confindustria, La Cavera, affermava che, la battaglia doveva iniziarsi prima. Io dico che, per fortuna ci si è arrivati”.

La crisi economica è più forte in Sicilia che, nel resto d’Italia?
"La crisi che sta attraversando il nostro Paese è la più imponente dopo quella del 1929; in Sicilia indubbiamente il richiamo è più forte, lo spostamento dei fondi non è sempre puntuale. Noto comunque dei segnali incoraggianti; ad esempio nel settore enologico. Altri start-up, devono essere raggiunti”.

Quali?
“E’ inaccettabile, se non ridicolo che, il numero delle presenze turistiche in Sicilia in un anno, eguagli quelle della costiera romagnola registrate in una sola stagione. Bisogna sviluppare un turismo di qualità, un turismo mirato”.

Secondo Lei, un giovane siciliano, ha più coraggio se rimane in Sicilia o se va oltre lo Stretto, per cercare nuove fortune?
“ Non è vero il detto “Cu nesci arrinesci”. Bisogna uscire dalla mentalità che gli altri faranno per te. Internet ha indubbiamente rivoluzionato il mondo; la Sicilia parla al mondo ed il mondo parla alla Sicilia, senza bisogno di spostarsi. Basta con lo scetticismo di maniera”.

In ultimo?
“Da palermitano, da siciliano, sono felice che l’Unesco abbia riconosciuto come lingua il dialetto siciliano e che Wikipedia, abbia iniziato la traduzione in siciliano, di alcune parole”.


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