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FAGONE NELL'INTERROGATORIO DI GARANZIA

"Conoscevo Di Dio come benzinaio"

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fagone, iblis, procura di catania, rosario di dio, Catania, Cronaca
"Conoscevo Rosario Di Dio come gestore di un'aria di servizio, dove mi rifornivo di carburante e con il quale a volte mi fermavo a parlare". Lo ha affermato il deputato regionale dei Popolari per l'Italia di domani, Fausto Fagone, arrestato ieri da carabinieri del Ros per concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta Iblis, nell'interrogatorio di garanzia al Gip Luigi Barone.

"Fausto Fagone ha risposto alle domande dei magistrati" per "chiarire, punto per punto, la sua posizione che lo vede accusato di concorso esterno". Lo precisa l'avvocato Giuseppe Marletta, difensore del deputato regionale del Pid. "Il mio assistito, che ha voluto rispondere ai magistrati, rifiutando di avvalersi, come altri, della facoltà di non rispondere - aggiunge il legale - ha ribadito la sua assoluta estraneità ai fatti e ha spiegato nei dettagli dove e perché ha incontrato qualche volta il titolare del rifornimento di benzina situato proprio nella strada statale sotto il paese di Palagonia. Restiamo fiduciosi - conclude il penalista - nell'operato della magistratura, certi che si possa chiarire anche nei dettagli l'estraneità dell'onorevole con le frequentazioni contestate".

Erano presenti, oltre ai legali dell'indagato, anche i magistrati della Dda di Catania, Giuseppe Gennaro, Antonino Fanara, e Iole Boscarino. Ha parlato con i magistrati anche l'avvocato civilista Agatino Santagati, accusato di avere avuto un ruolo nella cessione del centro commerciale La Tenutella. Il legale ha respinto ogni addebito sostenendo di avere agito in funzione del suo ruolo professionale. Due imprenditori, Santo Massimino e Mario Giuseppe Scinardo, hanno respinto le accuse, proclamandosi innocenti.

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere: il presunto boss Rosario Di Dio, Giovanni D'Urso, Alfonso Fiammetta, Bernardo Cammarata, Natale Ivan Filloramo e Antonino Bergamo. Alfio Aiello si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha letto una spontanea dichiarazione per proclamarsi innocente. Mario Ercolano ha sostenuto che le accuse mosse gli sono state già contestate in un altro processo.


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