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LA LETTERA APERTA DI UN PRECARIO

"Andare via è atto d'amore
La Sicilia non cambierà mai"


emigrazione, Politica, sicilia, Cronaca
Da siciliano dico di amare la mia Sicilia. Ma da essere umano mi domando perché dovrei farlo. Mi chiedo cosa ci sia da amare in una terra in cui la speranza è diventata solo una chimera o al limite una lotta cui far fronte per sopravvivere.

Mi chiedo cosa ci sia da amare in un luogo in cui non c'è futuro. Mi chiedo cosa ci sia da amare in una regione in cui il calore umano non esiste più, se non nei luoghi comuni. Forse un tempo, la Sicilia era terra accogliente, aperta, curiosa e premurosa verso gli altri e verso i propri concittadini. Oggi è una terra diffidente e opportunista nei confronti di chi viene in visita nelle nostre città. Non siamo in grado di mantenere noi stessi. Non siamo in grado di sfruttare il turismo che potrebbe essere una delle prime fonti di ricchezza. Non siamo in grado di migliorare noi stessi e amarci tanto da portare le nostre città ad un livello veramente europeo. Siamo indietro di anni, rispetto alle strutture estere.

La disoccupazione è a livelli incredibilmente alti. Le opportunità sono davvero pochissime e quando te ne capita una per le mani, senza la necessità di chiedere aiuto a nessuno, presto ti rendi conto che le cose non sono così rosee come avevi potuto pensare. Se hai la benedizione di trovare un lavoro senza avere nessuna amicizia, ti ritrovi a sentirti fare proposte che altrove suonerebbero assurde. Buste paga “ritoccate”, orari effettuati diversi da quelli da contratto etc...

Il problema è che chi ha famiglia non può esimersi dall'accettare tali proposte. Viviamo in una condizione di ricatto, una situazione in cui, se hai la “fortuna” di trovare un'occasione del genere, non ti sogni neanche lontanamente di lamentarti e finisci per accontentarti ed accettare queste condizioni che in un paese come l'Italia non dovrebbero neanche essere prese in considerazione!

La cosa più spaventosa della Sicilia è proprio la sua bellezza. Una terra in grado di offrire una lunga serie di meraviglie che il mondo intero ci invidia, ma pervasa da troppe situazioni che in un mondo civile e democratico appaiono fuori dal normale e che qui sono invece la consuetudine!

Siamo la regione con il più alto numero di dipendenti pubblici, il più alto numero di precari. Le tasse che paghiamo servono solo a tappare i buchi di un'amministrazione incapace e inadeguata. I servizi sono pressoché inesistenti. E se facciamo un minimo di confronto con altre regioni italiane, viene da piangere! I rifiuti stanno sommergono le città. Le amministrazioni sono sempre più protagoniste di scandali e malefatte che vedono come protagonisti quegli individui che noi stessi abbiamo eletto. Le vicende giudiziarie degli ultimi presidenti della regione sono indicative delle condizioni in cui la nostra terra di trova.

I giovani non hanno nessuna opportunità di lavoro, e se qualcuno più coraggioso o intraprendente prova a mettere su un'attività in proprio, deve far fronte al problema del pizzo. La mafia, una forma mentis, più che un'organizzazione. Un modo di pensare, un modo di vivere e di vedere il mondo fin troppo radicato. Devi pagare per non avere problemi. Ma già pagare è un problema! Perché pagare dei delinquenti perché non ti incendino il negozio è un grossissimo problema!

In tutto questo, la classe politica sembra vivere nel proprio habitat naturale. La maggior parte fa i propri interessi. L'opposizione si allea con la maggioranza e diventa essa stessa maggioranza. Quella che inizialmente era maggioranza finisce per trasformasi in opposizione e nessuno ci capisce più un accidenti!

E nessuno fa niente per porre fine a questo tragico stato delle cose. Ogni politico ha il proprio tornaconto personale e quei pochi onesti si ritrovano soli, troppo soli per avere voce in capitolo sulle sorti di questa terra maledetta che ha bruciato fin troppe occasioni, questa regione che odia tanto i propri figli da non lasciargli quasi neanche l'aria da respirare. Quand'ero più giovane mi illudevo, avevo una forza e una determinazione tali da sostenere che un giorno la Sicilia potesse essere diversa, cambiare, migliorarsi. Ricordo che mai e poi mai avrei voluto andar via. Reputavo questa scelta una sconfitta, un atto di vigliaccheria. Oggi, da padre, mi devo ravvedere. Andare via non è atto di paura, bensì un atto d'amore, una scelta operata per la salvaguardia e l'amore dei propri figli. Un atto di coraggio che vuole essere speranza per una vita più serena da offrire a chi hai messo al mondo. Andare via, per un siciliano, è privarsi di una parte di sé, l'amputazione di una parte del proprio cuore. E per fare ciò è necessario avere molto coraggio.

Sono cresciuto, ho combattuto e ho affrontato tante difficoltà nella convinzione e nella speranza di vedere, un giorno, la mia terra cambiare. Purtroppo non è stato così e forse non lo sarà mai. Ma non lo sarà mai perché noi siamo troppo adagiati in questa condizione, siamo troppo abituati a compiangerci e troppo poco abituati a ribellarci contro il potere che ci tiene sotto scacco, sotto ricatto.

Cosa vogliamo lasciare ai nostri figli? Vogliamo che anche loro si debbano un giorno scontrare con tutte queste difficoltà, con tutto questo odio, con tutte queste "rinunce"? Vogliamo davvero farli crescere in un luogo in cui non puoi sperare altro che diventare un precario che prima o poi, qualche amministrazione si decida a stabilizzare in cambio di voti?

Abbiamo tutti bisogno di speranza, di cambiamento vero, radicale e profondo. Un cambiamento che ci liberi da un sistema che opprime questa regione. Abbiamo bisogno di cambiare e smetterla con le guerre tra poveri, con le ingiustizie e le disparità. Abbiamo bisogno di trasformare la nostra regione!

Abbiamo bisogno di potere andare in un ospedale pubblico e ricevere le cure adeguate senza bisogno di conoscere qualcuno che “ci faccia passare avanti”! Abbiamo bisogno di occupazione vera e non lavori “tappa buchi” che servono solo ai politici per vincere le elezioni. Abbiamo bisogno di ritrovare la nostra dignità e il nostro orgoglio di essere siciliani! Abbiamo bisogno di non dovere emigrare!

Abbiamo bisogno di amare e coltivare le nostre passioni qui, dove siamo! Abbiamo la necessità di tornare ad essere orgogliosi di essere ciò che siamo. Dobbiamo riprenderci il nostro futuro e le nostre vite. Dobbiamo liberarci delle belle parole, delle promesse, delle faccende losche, delle “amicizie”, delle conoscenze e della necessità di avercele! Abbiamo bisogno di liberarci di tutto questo prima che sia troppo tardi!

Giuseppe Cangemi



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