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La polemica sulla secessione

"Raffaele il leghista"


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Chissà come starà reagendo Raffaele Lombardo all'orgia di complimenti che gli piovono sul capo dalla verde Padania. Prima Borghezio - e vabbè non fa testo -, poi Tosi, il sindaco di Verona. E le cose si fanno più serie. Borghezio, il grassottello nordista fissato con l'urina di porco, è maleodorante folclore. Se vuoi riderci su un minuto, ridi. E basta. Tosi no. Il signor sindaco è un padano che si ammanta di moderatismo, che parla con voce pacata senza nemmeno infilare un borbottio o un insulto in pieno Bossi-style, tra un avverbio e l'altro. Uno della nuova generazione. Uno che vuole governare sul serio, dimenticando il polentume delle radici, scambiandolo con grisaglia e doppiopetto.

Noi sappiamo che Raffaele Lombardo non è un milite occulto della Lega Nord, un sabotatore di se stesso. Infatti il titolo lo abbiamo posizionato tra virgolette. Ma forse il presidente dovrebbe rileggere la lezione di Pietro Nenni. Diceva quel nobile socialista: "Se un padrone mi battesse la mano sulla spalla e mi dicesse: bravo Nenni, io mi chiederei dove ho sbagliato". Ecco, Borghezio può essere un incidente di percorso. Ma Tosi no. Flavio Tosi è la testimonianza di un movimento di placche che si stanno saldando intorno a una parola dal sen fuggita che sta portando legna al fuoco del "nemico". Se è davvero così. Talvolta abbiamo l'impressione che l'odio secessionista della Lega (si tratta di questo, che c'entra il federalismo?) abbia il potere di inquinare, di corrompere, di affascinare tutto. Pure ciò che dovrebbe opporsi al fantasma di Bossi e ai suoi trucidi profeti.

(nella foto la Mezza Italia che campeggia sul sito della Lega Nord)


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