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La difesa all'attacco: "Forzature"

Il legale del senatore Cuffaro:
"Quelle accuse non stanno in piedi"


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accuse, cuffaro, mafia, mormino, processo, Cronaca
"In questo processo diversi episodi sono ricostruiti in termini molto incerti. Come fanno a diventare riscontro per altre questioni?". Se lo chiede l'avvocato Nino Mormino, legale di Salvatore Cuffaro, imputato di concorso in associazione mafiosa davanti al gup di Palermo, Vittorio Anania. Mormino si è riferito, in particolare, al racconto di Gaspare Romano, un imprenditore condannato per essere stato uno dei favoreggiatori di Giovanni Brusca. Il testimone ha accusato Cuffaro di aver partecipato a un pranzo a Portella della Ginestra con due mafiosi, Santino Di Matteo ed Emanuele Brusca, il fratello di Giovanni, il capomandamento di San Giuseppe Jato. "Non capisco - prosegue Mormino - come il pm possa affermare, da racconti traballanti come questi, che Cuffaro consapevolmente e fattivamente ha contribuito al sostegno e al rafforzamento dell'associazione Cosa nostra".

Mormino ha parlato delle intercettazioni delle conversazioni tra i boss Francesco Bonura e Nino Rotolo. "Anche in questo caso - ha spiegato - il pm non si è preoccupato di approfondire sul piano critico l'episodio. Non emerge infatti nessun coinvolgimento concreto di Cuffaro in questi dialoghi. Bonura tra l'altro dice: 'li avevo i rapporti con Cuffaro, adesso con quel miserabile non posso avere più niente a che fare'. E' quindi sorprendente come si sia voluto dare credito al contenuto di queste affermazioni con proiezioni esterne inutili e incoerenti. Il dato per diventare prova deve essere certo e fondamentale. Purtroppo nella ricostruzione dell'accusa ci sono troppe forzature". Il processo è stato rinviato al 18 novembre per la prosecuzione delle arringhe difensive.


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