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Il rapporto Caritas-Migrantes

In Sicilia immigrazione 'di ritorno'
"Sanno di trovare un clima accogliente"


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La Sicilia si conferma terra di approdo per migliaia di stranieri che ogni anno lasciano il proprio paese in cerca di migliori condizioni di vita. Secondo il rapporto sull' immigrazione redatto dalla Caritas e dalla Fondazione Migrantes “Dossier 1991-2010: per una cultura dell'altro", presentato stamani in tutte le regioni italiane, la popolazione immigrata residente nell’Isola al 31 dicembre 2009 era pari a 127.310 unità, con un incremento dell’11,1 per cento rispetto all’anno precedente e un’incidenza sul totale dei residenti del 2,5%. Un dato che pero’ risulta inferiore rispetto alla media nazionale che si attesta al 7%.

“L’immigrato – spiega monsignor Benedetto Genualdi, direttore della Caritas diocesana di Palermo – lascia il proprio paese in cerca di lavoro ed è consapevole che in Sicilia non lo trova. Adesso abbiamo un’immigrazione ‘di ritorno’ perche’ accogliamo quanti avevano trovato occupazione in altre regioni ma, in seguito alla crisi, sono stati licenziati. Mancando il lavoro tornano in Sicilia, perché sanno che trovano un clima di accoglienza”. Molti quindi vedono nella Sicilia un punto di passaggio prima di tresferirsi in regioni economicamente piu' "generose".

Dal rapporto Caritas-Migrantes emerge che la popolazione straniera residente in Sicilia è tendenzialmente giovane, con un buona integrazione sociale. Nel 2009 i nati da genitori stranieri hanno rappresentato il 12,4% del totale delle nascite, a fronte di una media italiana del 13,5%, mentre l’incidenza dei minori stranieri sul totale dei residenti stranieri è pari al 19,8% (inferiore nel Mezzogiorno solo a Molise e Puglia). La maggior parte degli stranieri ha un’età compresa tra 18 e i 39 anni, ecco quindi che gli stranieri residenti hanno un’età media di 32 anni contro i 41,5 degli autoctoni.

La giovane età della popolazione immigrata trova riscontro anche nella composizione delle classi scolastiche. Nell’anno 2009/2010 gli alunni stranieri rappresentavano il 2,1% dell’intera popolazione scolastica. In appena un anno gli studenti figli di genitori migranti sono aumentati di 1.600 unita’, con un picco di iscrizioni alla scuola primaria.

Analizzando la situazione per provincia, Palermo è quella con il maggior numero di stranieri. Il capoluogo siciliano accoglie infatti 25.517 immigrati , soprattutto donne (54,7%) e minori (18,9%). Seguono Catania con 23.411 stranieri e Messina (21.054). Fanalino di coda la provincia di Enna con 2.565 stranieri residenti. A varcare i confini dell’Isola sono soprattutto rumeni (26,9%) e tunisini (12,5%) .

“E’ da sottolineare – precisa Santino Tornesi, direttore dell’ufficio regionale per le migrazioni della Cesi – che a Palermo la maggior parte degli stranieri si concentra in citta’, nel tessuto metropolitano. Nelle altre aree invece c’e’ una maggiore penetrazione dell’immigrato anche in provincia”.

Questi i numeri ufficiali, forniti su elaborazione di dati Istat. Secondo il Dossier infatti il fenomeno ha un’incidenza ancora maggiore perche’ si dovrebbe tenere in considerazione quella parte di cittadini stranieri presenti sul territorio ma che, per difficoltà di carattere legale o burocratico, non hanno effettuato la registrazione all’anagrafe del Comune di appartenenza. Il dossier stima quindi che gli stranieri presenti in Sicilia siano 163mila. Una consistente quota di incremento viene attribuita alla regolarizzazione del settembre 2009, che ha visto in Sicilia la presentazione di 12.248 domande per badanti e collaboratori familiari. Le province con il maggior numero di richieste sono state Palermo e Catania (oltre tremila).

“E’ tempo – aggiunge Genualdi – che si passi sempre più dall’accoglienza all’integrazione sia sociale sia economica”. E in questa direzione un ruolo importante deve essere giocato dalle istituzioni. “E’ strano – prosegue – che i servizi pubblici si rivolgano alla Caritas e al privato sociale per la soluzione dei problemi. Dovrebbe avvenire il contrario. Le istituzioni dovrebbero essere piu’ vicine e attente al fenomeno dell’immigrazione. Noi siamo disposti a collaborare dando idee e anche un contributo fattivo, ma la risoluzione dei problemi spetta alle istituzioni”.

Per Mario Affronti,presidente della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, “si deve vedere il migrante come una risorsa, non come un costo”. Risorsa anche in termini economici. Nel 2009 in Sicilia i lavoratori stranieri impiegati in Sicilia erano 90.756, registrano un incremento di 4.634 unita’ rispetto al 2008.

Altro obiettivo del rapporto è scardinare l’equazione criminalità-immigrazione. “Considerando le collettivita’ piu’ presenti sul territorio – si legge - le denunce verso i rumeni sono aumentate in misura fortemente inferiore rispetto all’incremento dei residenti e la stessa tendenza si e’ verificata per i marocchini”.


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