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La storia della Spo

Ex Pip, senza lavoro
novanta coordinatori


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Si torna a parlare, in senso lato, di Pip. Ma questa volta bisogna andare un po' indietro nel tempo, fino allo scorso primo maggio, la festa dei lavoratori. O forse no, forse è più corretto individuare l'inizio di questa storia qualche anno prima, quando i 90 lavoratori addetti alla gestione del bacino dei 3200 ex Pip firmarono il loro primo contratto di collaboratori a progetto con la Spo, la società creata circa sei anni fa per gestire il bacino ad esaurimento dei precari di 'Emergenza Palermo'. Tra i nvanta co.co.pro. della Spo, tantissime professionalità che negli anni hanno accompagnato, dall'orientamento, all'inserimento lavorativo, al coordinamento dei settori, l'esercito dei circa 3200 precari che in questi giorni stanno ottenendo la stabilizzazione.

C'è La criminologa, il team di avvocati dello studio legale, gli psicologi, il programmatore che curava il sistema, il portale della società e i pagamenti, i pedagogisti, gli ingegneri, gli orientatori, il responsabile per la sicurezza sul lavoro. La loro avventura è iniziata il 19 aprile 2004, la Spo era stata costituita solo qualche mese prima. Da allora hanno lavorato continuativamente per poco più di sei anni, sempre con contratti co.co.pro che venivano rinnovati periodicamente. Erano stati selezionati da Italia Lavoro e nella nebulosa dei lavoratori dell'ex bacino 'Emergenza Palermo', hanno operato la selezione del personale e individuato le diverse competenze da investire poi nei vari settori della pubblica amministrazione e nelle varie aziende richiedevano i servizi dei Pip. Si sono occupati delle convenzioni con gli enti, dei contratti con i fornitori, dello sportello informativo per i lavoratori. Sempre in qualità di co.co.pro. Senza, cioè, ferie, permessi per malattia, maternità. Soprattutto senza la garanzia di trattamento di fine rapporto o ammortizzatori sociali in caso di mancato rinnovo del contratto. Insomma, non superuomini o eroi, ma gente comune con un lavoro gratificante ma in attesa di stabilità.

Cosa è successo poi? Lo scorso 30 aprile l'Assemblea Regionale Siciliana approva la finanziaria in cui è inserita la celeberrima norma sulla stabilizzazione degli ex Pip e queste novanta persone – alle quali corrispondono altrettante famiglie – si ritrovano da un giorno all'altro disoccupate e senza alcuna motivazione per il mancato rinnovo del contratto, né da parte dell'azienda, tanto meno da parte della politica. “Sei anni di retribuzione da parte della Regione – dicono – significa che l'amministrazione evidentemente ha voluto investire su di noi”. Perché allora scartarli così, da un giorno all'altro? In questi mesi hanno fatto sit-in di protesta davanti palazzo d'Orleans, hanno scritto mail, hanno incontrato politici. Niente da fare, nessuno ha voluto spiegargli il motivo di questo abbandono. “Chiediamo soltanto questo – dice un gruppo che Livesicilia ha incontrato in rappresentanza dei novanta – che ci venga chiarito una volta per tutte il motivo di questa decisione. E che ci venga detto se dobbiamo aspettare una nuova convocazione lavorativa oppure se dobbiamo metterci il cuore in pace”.

Ma l'aspetto che più di tutti contribuisce a creare allarme è il fatto che gli stipendi dei novanta lavoratori erano inseriti nei 36 milioni di euro stanziati ogni anno per il bacino degli ex pip. Cioè i fondi erogati dalla Regione, fino a pochi mesi fa, erano sufficienti per pagare i 3200 ex Pip e retribuire le professionalità che li coordinavano. Dunque, a questo punto, anche alla luce delle presunte promesse politiche fatte agli ex Pip, il dubbio è un altro. Se il budget da parte della Regione è rimasto invariato e i 3200 precari hanno ottenuto la stabilizzazione con annesse, ovviamente, tredicesima e quattordicesima, da dove sono state recuperate le somme per pagare le due mensilità aggiuntive? La Regione non sta, per caso, concedendo dei diritti ad un gruppo di lavoratori, privando altri del proprio lavoro?


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